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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Cannes 71, giorno 3. Cold war appassiona
Amori gay: sale la temperatura sulla Croisette

Terza giornata e la temperatura sale solo sullo schermo, con scene di sesso gay. Ma nell’insieme siamo ancora tiepidi, anche se il polacco Pawlikowski segna il primo punto verso i premi.

PLAIRE, AIMER ET COURIR VITE di Christophe Honoré (Concorso) – Jacques, non a caso Tondelli, è uno scrittore parigino sieropositivo. Ha un figlio dodicenne e il suo ex amante sta morendo di Aids. Siamo negli anni ’90. Intanto la sua vita si snoda alla ricerca di giovani da sedurre, tra i quali il bretone Arthur, che si illude di poter iniziare una vita lontano dalla sua terra crepuscolare. Honoré firma una ronde affettiva e sentimentale, in un quadro perennemente tormentato, passando da uno stile moderno a momenti più convenzionali, proprio come le varie velocità della vita, come da titolo. A volte saccente e troppo letterario, da Whitman a Rimbaud fino allo stesso Tondelli ovviamente, ma anche ricco di richiami cinematografici, da Fassbinder a Truffaut, non è probabilmente tra i lavori più intriganti di Honoré, che ha saputo essere anche più provocatorio; ma è un film sincero e appassionato, dove la mappatura degli affetti ha tutti i punti esclamativi e le righe bianche di vite disarcionate da una quotidianità in costante allarme. Voto: 6½.
SAUVAGE di Camille Vidal-Naquet (Semaine)
– Léo è un prostituto ammalato di tubercolosi. Si innamora di un collega, col quale condivide la strada, ma essendo rifiutato, la sua vita diventa ancora più disperata, finché non trova sul punto di morte una persona che vuole portarlo in Canada per cominciare una nuova vita. Ma Léo è davvero disponibile? L’esordiente regista francese viaggia sul crinale pornografico, tra rapporti orali espliciti e accoppiamenti generosi, cercando di catturare l’essenza di una vita allo sbando di un giovane che usa il corpo senza risparmio, ma al tempo stesso è assai sentimentale e bisognoso di affetto (da qui l’incongruente finale). Tutto un po’ logoro e comunque dopo l’intramontabile icona Joe D’Alessandro, che aveva già detto tutto mezzo secolo fa, e le ossessioni di “Cruising” sul tema c’è poco da aggiungere, a parte negli ultimi anni “Lo sconosciuto del lago”, visto proprio qui a Cannes. Voto: 5.
COLD WAR di Paweł Pawlikowski (Concorso)
– Nella Polonia anni ’50 il musicista Wictor è affascinato dalla cantante Zula. Il primo fugge in Europa, a Parigi; la seconda sposa un italiano per uscire da Varsavia: i due si ritrovano nella capitale francese. E i loro destini si allontanano e si incrociano continuamente, tornando alla fine di nuovo a casa. In un mirabile bianco e nero dai duri e forti contrasti, il regista polacco conferma la sua formidabile adesione estetica a un cinema che dona all’immagine una composizione fin troppo ricercata, diventandone a volte un po’ il limite. Ma questo melò algido, che trova anche negli attori il valore aggiunto, dai toni rapsodici e raccordato con ellissi spiazzanti, si insinua nella memoria e resta con tutta la forza nel raccontare, un po’ come era successo anche con “Ida”, la vita sociale e politica di un Paese. Un film si direbbe fassbinderiano, dove il grande regista tedesco avrebbe dato però più peso alla storia che non alla sua rappresentazione. Ma dal Concorso difficilmente uscirà a mani vuote. Voto: 7½.
L’ANGE di Luís Ortega (Un certain regard)
– Carlitos è un adolescente efebo che si installa nella famiglia di Ramon, per il quale prova una forte attrazione. Gli piace rubare e quando comincia l’uso delle armi non si sa facilmente trattenere. Una commedia sarcastica, tra seduzione e situazioni comiche, che sembra ricalcare lo schema di “Teorema”, rendendo l’ospite una specie di ingranaggio a sorpresa. Si ride, mentre i corpi si sfiorano e la famiglia si disintegra in un sarcasmo crescente di inaffidabilità. Anche se alla fine tutto risulta piuttosto innocuo. Voto: 6½.

Venerdì 11 Maggio 2018, 17:31
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