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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

Bong fa rumore: Parasite è da Palma d'oro
Desplechin intriga, Dolan non si riscatta


E poi arriva Bong Joon-ho, che in un Concorso già affollato di bei film, piazza un colpo magistrale, in una giornata peraltro dove ci sono anche Dolan e Desplechin.
PARASITE di Bong Joon-ho (Concorso) – Una famiglia povera, che vive col sussidio di disoccupazione, vive in uno scantinato di una zona degradata. L’ingegnoso primogenito, con un inganno burocratico, riesce a introdursi in una famiglia agiata, che vive in una splendida villa. Con lo stesso stratagemma riesce a collocare anche padre, madre e sorella. Ma alcuni inattesi intoppi fanno degenerare la situazione. Il grande ritorno del regista sudcoreano alle sue coordinate preferite è un film esplosivo, dove è incredibile la capacità di creare in poco più di due ore un intreccio a orologeria debordante, esagerato, pieno di trovate: si ride tantissimo, mentre la tragedia avanza e dove la commedia nera sociale e politica si arricchisce continuamente di trovate formidabili, con una regia al servizio del racconto in modo entusiasmante. E anche quando le soluzioni cedono qualcosa all’ovvio e all’atteso, c’è sempre un’altra zona d’ombra ad aprirsi. E se l'odore della povertà non è eliminabile, il mondo sotto/sopra sta tra splastick e horror, in un equilibrio sorprendente, tra il suo “The host” all’iperbole di “Us”.  E con Gianni Morandi che canta “In ginocchio da te”, quando meno te l’aspetti. . Voto: 8.5.
ROUBAIX, UNE LUMIÈRE di Arnaud Desplechin (Concorso)
– A Roubaix, città natale e di infanzia del regista, avvengono in percentuale crimini come in nessun altro posto della Francia. Il film ci catapulta in una notte già agitata, dove operano un commissario di polizia e il suo assistente. I due, tra i tanti interventi, sono chiamati ora a risolvere un omicidio di una signora anziana. Le sospettate sono due giovani donne, che sono anche una coppia. Desplechin irrompe nel poliziesco con l’agitazione dovuta nelle strade notturne della cittadina e poi si rinchiude per oltre metà film in commissariato per seguire l’interrogatorio serrato, ma umanissimo (mai visti due poliziotti così gentili…), delle due indagate. Ne esce sostanzialmente un film teorico sulla ricerca della Verità, quasi sempre impossibile da raggiungere, e sull’incidente probatorio come messa in scena del cinema, elemento finzionale della rappresentazione. Bel film, molto verboso, ma serrato e straordinariamente coinvolgente, grazie anche a Roschdy Zem, Léa Seydoux, Sara Forestier e Antoine Reinartz, interpreti convincentissimi. Voto: 7.
MATTHIAS ET MAXIME di Xavier Dolan (Concorso)
– Matthias e Maxime (lo stesso Dolan) non sono più adolescenti, sono arrivati sulla soglia dei 30 anni e forse è il caso che decidano la propria vita. Vivono in maniera differente la propria omosessualità e una bacio scambiato per gioco cinematografico spinge la loro amicizia a qualcosa di più. E Maxime sta partendo per l’Australia. Ma gli ostacoli (personali) non sono pochi. Dolan cerca di ricostruire ambientazione ed epoca, in un susseguirsi di estenuanti, chiassose chiacchierate in libertà, dove esplodono goliardia e conflittualità, spaesamento e voglia di vivere. Ma il regista si perde in quel vortice ombelicale di parole, dimostrando di essere entrato in surplace creativo da qualche tempo, continuando a rielaborare la (propria) vita senza tentare sguardi sul mondo, che gli farebbero meglio. Ma almeno due momenti intimi sono belli e creano empatia ed emozione. Voto: 5.

Giovedì 23 Maggio 2019, 11:10
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