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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

69 Berlinale, giorno 8. Synonymes, bell'Orso
Ma è festa anche per Ozon e Giovannesi

Alcuni pensieri finali sul palmares della Berlinale 2019
ORSO D'ORO
Synonymes di Nadav Lapid


Ci sta. Uno tra i più interessanti film del Concorso, che parla di problematiche sociali e politiche in modo discretamente originale, mostrando una passione per il cinema (tutti i riferimenti da Bertolucci alla Nouvelle Vague, con citazioni a domino) e un pessimismo evidente. E con un protagonista che, per diversi motivi, non passa inosservato.
GRAN PREMIO
Grâce à Dieu di François Ozon

Meritato. Forse avrebbe anche meritato l'Orso, ma certo rispetto al film vincitore è senza dubbio più convenzionale. Molto verboso, ma per evidenziare ancora di più il silenzio, sul quale la pedofilia, attraverso la vergogna e l'omertà, prolifera. E finalmente un giusto riconoscimento a un regista, non un autore fortunatamente, che nella sua carriera ha mostrato il coraggio e la capacità di affrontare temi e stili diversi.
REGIA
Angela Shanelec per I was at home, but...

Un film che si può amare (ma mi è difficile davvero pensarlo, intendo amare, non apprezzare che è diverso), ma più facilmente detestare. Tuttavia il premio è accettabile, in quanto va a riconoscere la coerenza di una regista ostica e respingente.
ATTORE/ATTRICE
Wang Jingchun e Yong Mei per So long, my boy.

Una prova senza dubbio forte, due personaggi (marito e moglie) commoventi nel loro percorso accidentato, in un film che comunque sembra collocarsi a copia di tante altre storie fluviali, che raccontano attraverso le esperienze familiari, i cambiamenti di una intera Nazione. Comunque il premio non è sbagliato.
MIGLIOR SCENEGGIATURA
La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi

Avrebbe meritato di più lo sappiamo e tuttavia è già molto essere presenti nel palmares, perché va anche detto che non è un film facile da capire per una Giuria che probabilmente sa poco della realtà narrata, a maggior ragione se ci si aspetta un'opera a ricalco di Gomorra e invece poi si scopre essere quasi il contrario. Diciamo che almeno la regia sarebbe stato un riconoscimento più adeguato, ma accontentiamoci: il valore del film ne esce intatto.
PREMIO ALFRED BAUER
System casher di Nora Fingscheidt

Coerente con la tipologia del premio, un film scostante e irritante su una bambina dalla tumultuosa personalità, che non possiede il minimo equilibrio nei rapporti con i coetanei e con il mondo adulto. Molto pensato per stupire e sconvolgere, così da non essere mai facile entrare in empatia, né con la ragazzina né col film.

Domenica 17 Febbraio 2019, 12:41
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