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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

69 Berlinale, giorno 4. Il tedio d'inverno turco
e la donna macedone che conquista la croce

Una giornata ancora abbastanza negativa alla Berlinale, con un piccolo film macedone che porta una figura femminile coraggiosa a emergere nel clima pigro di questo Concorso.

GOD EXISTS, HER NAME IS PETRUNYA di Teona Strugar Mitevska (Concorso) – Petrunya, una giovane di 31 anni, ancora vergine, piuttosto grassa, laureata in storia e ancora senza lavoro, durante la festa dell’Epifania, in un villaggio macedone, conquista la croce sacra, lanciata nel fiume dal Pope ortodosso. Ma c’è un problema: alla gara possono partecipare solo i maschi. Alle donne non è permesso. Petrunya si impunta e non vuole riconsegnare il trofeo, che ovviamente è considerato anche un porta fortuna. Così Petrunya viene fermata dalla polizia, mentre fuori scoppia la rivolta. Una commedia grottesca che gioca le sue carte in modo anche semplice, forse accentuando esageratamente la prova “rivoluzionaria” della ragazza, tra beghe familiari, potere ecclesiastico e giudiziario, contrapposizioni anche violente di genere, con un finale che dimostra come, nel frattempo, la croce sia diventata il simbolo di una emancipazione (si veda anche il personaggio della giornalista televisiva) raggiunta nella maniera più occasionale. Strepitosa l’attrice Zorica Nusheva. Voto: 6,5.
THE OPERATIVE di Yuval Adler (Fuori concorso)
– Rachel (Diane Kruger) viene ingaggiata dal Mossad per un’importante missione spionistica in Iran, ma raggiunta Teheran si innamora di Farhad, con il quale instaura una relazione complicata, dovendo tenere nascosta la propria identità. Il suo comportamento induce i suoi superiori a eliminarla, a cominciare da Thomas (Martin Freeman) che però tenta di salvarla, prima che diventi un pericolo per Israele. Un thriller a basso dosaggio di suspense e una spy story che sembra un bignami tratto da Le Carré. Un film quasi piatto, convenzionale, che fatica a essere coinvolgente. Ci sono tutti gli ingredienti del genere, ma niente appassiona. Nemmeno il finale. Voto: 5.
A TALE OF THREE SISTERS di Ermin Alper (Concorso)
– Nell’Anatolia innevata tre sorelle convivono con il loro padre, dopo una parentesi cittadina. Reyhan, la meno giovane, è incinta, così il padre offre al pastore Veysel, una specie di idiota del villaggio, di sposarla. Ma Veysel, che cerca un lavoro, perde la testa. E la sorella di mezzo inizia a star male. Un film rurale che sembra uscito con una trentina di anni di ritardo, in mezzo alle montagne, lontano dal mondo. Verboso, vagamente checoviano, teatrale nella rappresentazione, che parla di una Turchia lontana dall’oggi e piena di problemi, che avrebbero maggiormente meritato di essere scandagliati. Un film vecchio e inutile, del quale non si comprende la presenza in concorso. Il tedio d’inverno. Voto: 4.
 

Lunedì 11 Febbraio 2019, 15:47
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