BLOG
Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

69 Berlinale, giorno 5. Fantasmi e terroristi
il mondo fa paura ogni giorno sempre di più

Concorso sempre in stallo, ma l’arrivo della Paranza italiana (di cui parlerò a lungo nei prossimi giorni) è un bel botto. Speriamo che la giuria lo capisca. Per il resto si marcia sempre nella mediocrità, quando va bene.

RÉPERTOIRE DES VILLES DISPARUES di Denis Côté (Concorso) – In un villaggio remoto e innevato del Quebec, di soli 215 abitanti, un’auto all’improvviso sbanda e va a sbattere. A bordo c’è un ragazzo di 21 anni, che muore. Incidente? Suicidio? Se lo chiedono la madre e il fratello 23enne, che cercano anche un contatto con il defunto. E intanto in tutto il villaggio iniziano strane apparizioni di persone morte molto tempo prima. Immerso in un’atmosfera lattiginosamente cupa, girato in pellicola 16mm con tutta una grana che rafforza un senso oscuro, capace di osservare lo spazio e le dinamiche degli avvenimenti, il film di Coté appare come un corpo fantasma esso stesso, rincorso dal bisogno di scompaginare le credenze dello spettatore, in un continuo, catatonico depistaggio della realtà. Ma non c’è molto di nuovo e soprattutto sembra più fuffa che sostanza. Ma il clima inquietante funziona. Voto: 6.
NORMAL di Adele Tulli (Panorama)
– Il film traccia un percorso di come le abitudini e la cultura agiscano nella indicazione del gender, ponendo in difficoltà chi non le rispetta. Un documentario che agisce sugli stereotipi, rappresentandoli tuttavia in modo abbastanza convenzionale e ovvio. Forse un po’ più di azzardo non avrebbe fatto male: alla fine si resta con la sensazione di aver visto cose piuttosto risapute. Voto: 5.
L’ADIEU À LA NUIT di André Téchiné (Fuori concorso)
– Nella campagna del sud della Francia, tra cavalli e frutteti, una nonna borghese (Deneuve) riceve la visita del giovane nipote. Un giorno aggirandosi per il giardino scopre che il ragazzo sta pregando Allah. E che è in partenza: lui dice per il Canada, in realtà per la Siria, dove vuole arruolarsi assieme alla sua ragazza tra gli jihadisti. Farà di tutto per impedirglielo. Téchiné affronta un tema spinoso, dimostrando come la borghesia occidentale non sia più in grado di capire e controllare i suoi ragazzi, ormai catturati, attraverso Internet, dalla furia terroristica, se non altro per dare un senso alla loro vuota vita. Téchiné lavora sul privato e sul politico e mette a nudo le responsabilità delle generazioni più vecchie, incapaci non solo di dare uno scopo ai propri figli, ma anche di non capire le motivazioni di gesti così radicali. Voto: 7.
 

Martedì 12 Febbraio 2019, 16:56
COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti