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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

35° Torino Festival/1: tra vampiri e alieni
fanno più paura i politici de "La cordillera"

Primi film del 35° Torino Film Festival. Vampiri, alieni, ma il meglio sta in mezzo alle Ande, dove il vertice tra i presidenti sudamericani si trasforma in un abisso quasi surreale dell’esercizio del Potere.
TOKYO VAMPIRE HOTEL di Sion Sono (After hours) – La lotta tra Vampiri: i Dracula contro i Corvini, dalla Romania del Conte alla Tokyo di oggi. In un albergo gli umani ospiti diventano cibo per le due bande rivali. Da una serie tv Amazon, la dissacrazione di ogni entità narrativa, in un estenuante (siamo a due ore e un quarto) gioco burlesco di squartamenti, decapitazioni, sangue e fieri pasti che Sion Sono amministra con una baldoria di corpi che dopo 20 minuti non sa più nemmeno cosa mostrare, in cromatismi sfacciati di architetture esaltanti e colonne sonore che attraversano anch’esse secoli di storia. Ma l’ironia non basta e l’assuefazione è un pericolo anche per l’horror più scanzonato e folle. Voto: 5.
FINDING YOUR FEET – RICOMINCIO DA ME di Richard Loncraine (Festa mobile)
– Sandra, una signora borghese di età avanzata, scopre nel giorno del festeggiamento della pensione del marito che il consorte la tradisce con una delle sue migliori amiche. Travolta dal dolore, corre dalla sorella, da tempo dimenticata, che è ovviamente l’esatto opposto: donna libera e senza ormeggi morali. E incontra un uomo che vive in una barca, avendo venduto la casa per curare la moglie tormentata dall’Alzheimer. Un film per signore anziane, un’apertura quasi paradossale per un festival che un tempo aveva il marchio dedicato al cinema giovane. Blando e ammuffito, con qualche battuta leggera, che non si fa mancare niente, tra lacrime e sorrisi calcolati: malattie, morte, abbandoni, tradimenti. Imelda Staunton, Timothy Spall e Celia Imrie ci provano a rendere il tutto godibile. Voto: 5.
THE DISASTER ARTIST di James Franco (After hours)
– L’incredibile storia (vera) di Tommy Wiseau e del suo amico Greg, che nel 2003 riuscirono a portare sugli schermi un film (“The room”), oggi opera quasi di culto, ma ancora pressoché sconosciuta. Un attore-regista che vorrebbe essere James Dean e recitare Shakespeare, ricco ed eccentricamente devastante, che echeggia il mito di Ed Wood, il “peggiore regista della storia del cinema”. L’invadente James Franco stavolta azzecca il tiro, dà sfogo al suo esuberante egocentrismo (grazie anche all’apporto della “spalla” del fratello Dave) e regola un film accattivante, divertente e smodato come l’originale (con tanto di split screen parallelo, prima dei titoli di coda). Voto: 7.
THE CRESCENT di Seth A. Smith (After hours) –
Una donna ha perso il marito in un incidente nautico e ora vive in una casa isolata sulla spiaggia con il figlio di due anni, trascorrendo le sue giornate a dipingere. Ma intorno si aggirano strani personaggi, probabilmente fantasmi. Un film dalle inquietanti atmosfere di minaccia e mistero, minimalista nel dosare la paura, ma che al momento di chiudere i conti perde efficacia. Solo l’ultima inquadratura spiegherà il vero svolgersi degli avvenimenti, ma è una soluzione abbastanza preventivabile. Bravissimo il bambino. Voto:  6.
TITO E GLI ALIENI di Paola Randi (Festa mobile)
– Alla morte del fratello (a Napoli), uno scienziato vedovo (Mastandrea) che lavora nell’Area 51, si vede recapitare i due nipoti rimasti orfani. Una favola che si colora di fantascienza innocua e buonista, anomala come location ma sostanzialmente ancorata alla commedia più convenzionale, con la puntuale caricatura regionale. Finale di azzardato richiamo spielberghiano che però naufraga in un misticismo funerario. Voto: 5.
LA CORDILLERA di Santiago Mitre (Festa mobile)
– In un hotel sulle Ande innevate si ritrovano i capi di Stato sudamericani, che devono decidere sulla nascita di un’Allenza petrolifera continentale. Tra questi, il presidente argentino viene raggiunto dalla figlia separata, che improvvisamente sconfina nella pazzia e nel silenzio. Una potente lettura sulle dinamiche politiche e personali del Potere, del suo cinismo estremo, dei giochi perversi che lo animano, sospesa in un’atmosfera quasi surreale, che conferma il talento estetico e narrativo dell’argentino Santiago Mitre, già premiato due anni qui a Torino. Grandiosi gli interpreti. Sceneggiatura impeccabile. Voto: 8.

 

Domenica 26 Novembre 2017, 12:27
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