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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

35°Torino Film Festival/6 - Bimbi e giovani
perduti e senza più alcuna moralità

THE WHITE GIRL di Jenny Suen e Chrstopher Doyle (Concorso) – In un remoto villaggio di pescatori di Hong Kong, minacciato da una “modernizzazione” a scopi turistici, un giovane ragazza allergica al sole intraprende una relazione con un misterioso viaggiatore. Un film quasi lunare (con tanto di eclissi) diviso tra un romanticismo sentimentale e l’urgenza politica di difendere le proprie radici, forse con qualche cadenza soporifera, ma anche con una purezza rarefatta. Voto: 6,5.
BLUE KIDS di Andrea Tagliaferri (Concorso)
– Un fratello e una sorella, alla morte della madre, per impossessarsi dell’eredità compiono un gesto criminale, trascinando con sé amicizie e amori passeggeri. Un noir che rinnega le disturbanti geometrie del genere, per tuffarsi colpevolmente nella autorialità più stilizzata e vacua. L’esordio dell’assistente di Matteo Garrone si adagia su un’estetica contradditoria e troppo esasperata, perdendo il flusso di morbosità erotiche, fascinazione del Male e consapevolezza di una ribellione, pur insana. Troppo breve (75’) per raccontare una disennata e patologica discesa agli inferi, che non si limiti a una spolverata di maledizione meccanica, che si disperde nel controcanto del paesaggio idilliaco ravennate. Voto: 5.
LET THE SUMMER NEVER COME AGAIN di Alexandre Koberidze (Onde)
– Un giovane si trasferisce a Tbilisi per fare il ballerino. Ma l’audizione è rimandata e per sopravvivere, dovento aiutare anche la famiglia, si dà ai combattimenti e alla prestazioni da escort per omosessuali, fino a incontrare un uomo del quale si innamora. Il georgiano-berlinese Koberidze filma in bassa risoluzione, non senza tocchi ironici e con una destrutturazione dell’immagine e del racconto, un viaggio enigmatico e quasi astratto, dove per oltre 3 ore assistiamo a frammenti di vita sospesi in un’atmosfera sfuggente. Un film più interessante che bello, che porta i confini del cinema in zone meritevoli di esplorazione. Voto: 7.
TESNOTA di Kantemir Balagov (Festa mobile)
– Una famiglia ebrea subisce il rapimento del proprio figlio. Cercando di risolvere la questione senza affidarsi alle forze dell’ordine, provoca un cortocircuito all’interno della comunità, dove la figlia si ritrova bersagliata. Dall’assistente di Sokurov un film sbalorditivo e straziante, dove il politico e il privato si saldano in una compostezza narrativa robusta e feroce, rovistando senza filtri tra un’umanità senza morale e compassione. Voto: 8.
THE FLORIDA PROJECT di Sean Baker (Festa mobile-Film di chiusura)
– Ai  confini di Disney World, una comunità di marginale sopravvivenza, rinchiusa in edifici dai colori sgargianti, passa la giornata tra furti, prostituzione e vandalismi, dove i bambini non solo non si salvano, ma diventano protagonisti attivi. Baker analizza con sguardo da entomologo la catastrofe esistenziale ai margini di un mondo favolistico, che diventa territorio di fuga. La prospettiva è quella dei bambini monelli, che compiono azioni sbagliate senza comprenderle e scimmiottano i comportamenti degli adulti triviali e malsani. Ne esce un film forse troppo spinto nella propria tesi, moralmente ambiguo e narrativamente statico, nonostante l’apporto fondamentale attoriale, tra cui spicca quello di Willem Dafoe, guardiano sensato di un mondo folle e incontrollabile. Ma non c’è vera e propria ribellione a  chi concede alle categorie più deboli di affidarsi al sogno costante di una realtà brillante sono nella finzione o nella favola. Voto: 5.

 

Venerdì 1 Dicembre 2017, 19:37
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