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Oggetti di schermo di Adriano De Grandis

​35° Torino Film Festival/ 4 - La solitudine
​dal Wyoming allo Yorkshire porta tragedie

WHAT HAPPENED TO MONDAY/SEVEN SISTERS di Tommy Wirkola (Festa mobile) – Il sovrapopolamento della Terra ha portato a legiferare la regola del figlio unico, nella realtà del nostro tempo in vigore per diverso tempo in Cina. In caso di eccesso da parte di una coppia, i figli in esubero vengono sottoposti al criosonno, congelati fino a quando si potrà garantire a tutti una vita dignitosa. A curare questo procedimento è un’azienda diretta da Glenn Close. Ma da anni, grazie all’astuzia di un nonno (Willem Dafoe), sette sorelle, identificate con i giorni del calendario vivono rinchiuse in un appartamento, uscendo una volta la settimana, a seconda del proprio nome. Ma qualcosa va storto: Lunedì non rientra a casa per dare il cambio. Un thriller morale solido, che purtroppo nella seconda parte spreca gran parte del suo potenziale, accettando di sconfinare banalmente nell’action. Al posto di Wirkola ci sarebbe voluto un Fincher, capace di destreggiarsi in un ambito complesso tra politico e privato, dove falsità sociali e tradimenti (la soluzione finale non è difficile da capire e un dettaglio la spiega senza possibilità di errore) corrodono i rapporti umani e dove in ogni caso si vive dentro una prigione: o in attesa forse di svegliarsi e finalmente vivere, trovandosi in totale isolamento; o di restare per tutta la vita chiusi per paura in casa. Voto: 6,5.
THE CURED di David Freyne (After hours)
– Un virus che trasforma gli umani in zombi cannibali è stato parzialmente debellato, portando molti infetti a essere reintegrati in società. Ma nell’Irlanda sconvolta dall’epidemia non tutti gradiscono. Un horror politico che porta l’umanità a una conflittualità senza tregua che echeggia con grande senso della suspense temi forti come razzismo e fanatismo: da una  parte chi si oppone alla presenza di ex infettati fronteggiando un’invasione di chi si ritiene a prescindere pericoloso; dall’altra il fanatismo di una frangia radicale dei reintegrati, che non si fida e si ritiene sempre e comunque osteggiata. Freyne, che alimenta anche il sospetto di una cura più efficace non legittimata e tenuta nascosta dalle autorità, riesce a dare un senso ancora a storie già logore. Voto: 7.
DARK RIVER di Clio Barnard (Festa mobile)
– A distanza di 15 anni una ragazza, alla morte del padre, che la violentava, torna nella fattoria di famiglia nello Yorkshire. Qui trova l’irruento fratello e una situazione economica disastrosa. Il loro rapporto, già pesantemente conflittuale, diventa sempre più insostenibile. Un dramma rurale scandito dalla durezza dei gesti, che si snoda stancamente, in un pauperismo bucolico risaputo. Cinema di silenzi e rabbia, ma senza una regia potente, soltanto didascalica. Voto: 5.
WIND RIVER di Taylor Sheridan (Festa mobile)
– Due corpi massacrati nella neve della riserva indiana di Wind River, nel Wyoming. Un tracker locale (Jeremy Renner) aiuta un’agente dell’Fbi accorsa sul posto per risolvere il caso. Ma si vive in un territorio pericoloso. E il clima non aiuta. Film d’esordio dello sceneggiatore Sheridan, che si limita a una descrizione piatta degli avvenimenti, dei personaggi e dei paesaggi. Una storia che affonda nella violenza e nella solitudine, nella noia e nel desiderio di fuga. Tutto già abbondantemente visto, scritto anche con attenzione, ma sprecato da chi regista ancora non è. Il mito della Frontiera resta inerte, nonostante una sparatoria collettiva troppo tarantiniana. Musiche di Nick Cave. Voto: 6.

 

Mercoledì 29 Novembre 2017, 15:04
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