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Modi e Moda di Luciana Boccardi

UN MONDO GREEN E SCENEGGIATE
SULLE PASSERELLE PER LA p/e 2020

 
Sostenibile, inclusivo, eco, verde, green:  il linguaggio attuale della moda  -  e non solo  - conosce queste cinque parole come nuova “bibbia” .  In tutti i paesi  le sollecitazioni di Greta Thunberg  (la baby predicatrice svedese che ha messo in fibrillazione il  mondo) hanno scosso le fondamenta di un pacifismo pigro e il mondo ha alzato il grido del riscatto dagli insulti che un modo di vivere non più tollerabile ha inflitto all’aria che respiriamo, all’acqua che beviamo , ai climi alterati, ai mari inquinati.  Da ogni parte si alzano inni al verde (meglio dire green, l’italiano  sta passando di moda!), si investono nella moda somme importanti per realizzare nuovi impianti, nuove elaborazioni , nuove tecniche per la produzione tessile, ma anche eventi, manifestazioni, premi  di supporto al verde , che spesso di verde hanno solo il nome di un colore, come si è dimostrato anche recentemente a Milano con la serata del Green Carpet  Fashion Award voluta dalla Camera Nazionale della Moda Italiana .
La moda -   che non è più una dimensione di vaghezza al servizio dell’eleganza e basta  - è entrata in questo girone che presenta solo il rischio di …girare a vuoto. Bene gli impegni di eco-sostenibilità, bene il mito dell’ecologia al cubo proposta da ogni punto cardinale, bene il proposito di inclusività che non si capisce ancora bene come decifrare nel concreto. Quanto al verde, al green, invocato da sempre come proposta giovane, come esigenza di freschezza, di autenticità, restiamo in attesa di vederlo non più soltanto come colore -bandiera di un pensiero nobile o come rivestimento di pareti tappezzate con foglie e fiori,  ma come realtà applicata.
Qualcosa comunque si  muove. Nelle ultime sfilate -  anche se spesso solo a parole  -  abbiamo raccolto  buoni propositi a favore del  green-pensiero.  C’è da credere che a forza di rinverdire le idee , le Maison di abbigliamento tutte (e non solo un campione di marchi “eroici”)  rinuncino a prodotti inquinanti. Su questo credo, su questa promessa di sostenibilità  affrontiamo la moda della prossima primavera-estate 2020 che ci è stata proposta prima a New York, poi a Milano e  ora ha chiuso il conto a Parigi.
Nelle varie sfilate, a cominciare da quelle di New York,  abbiamo visto passerelle che sembravano riportate tali e quali dagli anni Settanta, invocati da tempo da tanti stilisti come icona da interpretare, da idealizzare, da riprendere, da…copiare.   Anni Settanta è stato il grido dal palcoscenico newyorkese  perla moda della prossima estate 2020, ripreso anche da molte griffes a Milano  e  a Parigi:  ma “anni Settanta” cosa vuol dire?  Certo possono indicare un modo , una libertà, Il bisogno di apertura a nuove possibilità,  o il famoso  “basta  con la muffa del passato”  che faceva parte del bagaglio di protesta di quel  tempo, ma sono propositi che restano sulla carta perché tutta la moda, da sempre, suppone di proporsi come nuova tendenza,   nuove  formule,   nuove regole di comportamento . 
 Viviamo l’ingresso in  una dimensione che può contare su una storia della bellezza che entra in un nuovo corso nel quale  -  senza forse - ciò che era bello non lo è più e ciò che era brutto…. piace. A conferma che bello e brutto sono due relativi e mai due assoluti.
Avremo tempo per tornare al racconto delle sfilate che abbiamo seguito in questi giorni:  l’ultima a Parigi ha registrato l’incidente (…forse lo scoop! ) dell’intrusione di una sconosciuta (un’attrice comica , Marie Benoliel, che si fa chiamare appunto Marie Sininfiltre   perché sfrutta l’infiltrarsi  inopportuna come  gag per sopravvivere) che all’improvviso , si infilava nel  cerchio magico della passerella  Chanel allestita al Grand Palais. Era il  gran finale della presentazione della prima collezione  tutta disegnata da Virginie Viard  , la stilista che per anni (fino alla sua morte) collaborò direttamente con Karl Lagerfeld per Chanel  e ora è responsabile   unica  del look Maison.    Allontanata con fermezza in passerella  dalla bellisima  indossatrice  Gigi  Hadid , l’intrusa  -  sfuggita ad ogni controllo (?)  -  se n’è andata lasciando alla stampa di tutto il mondo il dovere di riferire l’incidente.  Ognuno lo giudichi come crede: per la serie  “basta che parlate di me”.  Hony soit qui mal y pense.
 

Venerdì 4 Ottobre 2019, 15:21
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