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Modi e Moda di Luciana Boccardi

TATUAGGI COME OUTING
AUTOBIOGRAFICI

                            
Per quattro giorni in Veneto l’universo tattoo  (il nome sembra derivare dal tahitiano tatou)  è stato presente con una “fiera” delle novità del settore :  tatuaggi  innovativi e tatuaggi famosi, nomi di persone amate, frasi  impresse sulla carne con inchiostri di ogni colore garanti della  caratteristica indelebile del tatuaggio. Il fascino sottile di questo richiamo che per molti appare irresistibile è proprio la ricerca di eternità, quella parola magica che fino a qualche tempo fa consentiva un “per sempre” anche sugli atti di matrimonio, che offre credibilità all’adesione a una setta, a un  credo religioso, al messaggio  tatuato che resterà sul corpo per tutta la vita.
Quest’arte per apparire ,  arrivata  in Occidente portata da James Cook  nel XVIII secolo,  in realtà  è  molto  antica:  una delle prime testimonianze di  tatuaggio  sul corpo umano risale al ritrovamento della mummia di un guerriero sciita pare vissuto nel V* secolo a.C.,  così come il tatuaggio sulla schiena di un  viandante morto assiderato 5500 anni fa e ritrovato negli anni Venti sulle Alpi.
 Perché  ci sentiamo compensati, gratificati o rassicurati da un segno indelebile che la razionalità ci assicura non avrà più nel tempo quella stessa valenza sentimentale o di simbolo rappresentativo?   Di certo sarà lì a ricordare e forse  proprio questo ricordo del ricordo è  una conferma di eternità. Disegnare sulla pelle un fiore, un animale feroce, un simbolo marino, un cuore con un nome,  un  pugnale minaccioso , coprire le braccia di segni facendole somigliare a un merletto, un tessuto  (come possiamo constatare durante le sfilate con  modelle  che -  quasi tutte -  presentano qualche  tatuaggio , dal più minuscolo al più invadente), consente di sapere che  tra quaranta o cinquant’anni sarà bello ricordarsi di aver voluto immortalare quel simbolo, quell’immagine magari passati ad altra dimensione della nostra sensibilità però …esistiti. Ecco,  la certezza dell’esistenza di qualcosa,  come una fotografia che viene scattata a un paesaggio prima ancora di averlo guardato bene,  assaporato,  apprezzato o snobbato. E’ una certezza di  esistenza, di eternità quella che ci perviene dal selfie  ossessivo così come  dal  disegno che rende la pelle un tessuto elaborato che però non potrà mai  abbandonarci. Le teorie, le rassicurazioni  sulla possibilità di eliminare i tatuaggi sono molte ma vanno prese con  beneficio di inventario perché all’atto pratico, i segni del fu-tatuaggio  restano a raccontare che…c’è stato, con buona pace per  la ricerca di eternità.
Tra i tatuaggi più invasivi su corpi femminili non si può ignorare quello che l’irrequieta  Asia Argento si è fatta fare sull’intera  superficie  del corpo, sopra , sotto, davanti, dietro, braccia, dita, gambe, piedi e su, fin dove non batte il sole… trasformandosi in una mappa che lei stessa dice di aver voluto “per ricordarsi sempre dov’è” ( forse chi è?). Per “non sentirsi perduta” che è un po’ il mantra di chi ricorre a tatuaggi tanto invasivi. 
 Di solito la decisione di applicarsi un tatuaggio comincia con un piccolo simbolo, una vipera come braccialettino, una pietra come anello, un orecchino,  un gattino, un cornetto port- bonheur , due iniziali, un nome,  per proseguire in una sequenza compulsiva che sembra colpire i tattuomani  con aggiunte di animali, piante , interi giardini, quartieri residenziali, dediche, nomi che a volte , a tatuaggio ancora caldo, hanno già perso il  loro valore affettivo.   Ma forse questo è il bello dell’apparIre, quell’ amletico “non essere”   che rappresenta il fine primo e ultimo  del grande gioco della  moda,  un interrogativo  per il quale una risposta esauriente  -  per fortuna  -  non l’abbiamo ancora trovata.
 

Venerdì 12 Aprile 2019, 11:51
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