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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Rosa, colore maschile o femminile?
simbolo di fiducia o di tradimento?

 
E’ di questi  giorni  la notizia  di un turista ardito che per  tener  fede  a  una  scommessa si è tuffato di notte dal ponte di Rialto esibendo prima del lancio una silhouette che rivela palestra e cure estetiche  esaltate da un body tutto rosa. Fino a qualche tempo fa , il commento sarebbe stato semplice e chiaro ossia il desiderio di detta silhouette di sentirsi femmina, confermato dalla scelta del colore rosa. Oggi bisogna andar piano con i giudizi perché i generi stanno sovrapponendosi, confondendosi, mutandosi,  senza che questo appaia più nemmeno insolito.  Né mi soffermo sul  tuffo  che al turista -  visto che a Venezia non esiste una segnaletica che indichi ai turisti i divieti, tuffi compresi -    è sembrato  un po’ rischioso  ma…fattibile. Mi soffermo invece su quel rosa esibito con tanta fierezza   omosex che come colore  merita  qualche riflessione.
Arriva  tardi  il riconoscimento  di identità al color rosa con riferimento a l  fiore del  quale replicava il colore che dall’antichità greco-latina  veniva  definito  “rosato”  , “roseo”  come aggettivo. Nel la commedia dantesca è quel  colore che al sorgere del sole ancora attenuato dal pulviscolo della notte accende di luce piana e dolce  in “Paradiso” l’incontro con Beatrce .
 E’ con   il Rinascimento che il rosa si trasferisce  nel mondo umanistico con  una sua dignità cromatica  e l’identità di sostantivo  - avallata dall’articolo maschile che lo precede   -  come colore che riproduce  quel  mix  tra  bianco  e rosso che porta inevitabilmente,  se  vogliamo  percorrerne la storia , al simbolo che caratterizzò la guerra cruenta dei Trent’anni.
“Chi è un vero gentiluomo e si affida ai suoi alti natali, se crede che io abbia detto la verità, colga con me una rosa bianca” : dice Riccardo Plantageneto, duca di York. “Chi non è un vile o un adulatore ma  ardisce star dalla parte della verità, colga da questo rovo, con me, una rosa rossa” risponde, accettando la sfida il duca di Somerset,  scegliendo  la rosa  rossa che diverrà  la firma dei Lancaster.  E sarà la sovrapposizione  delle due rose , rossa e bianca , che  darà vita  alla “rosa” rosa, simbolo della  fine della guerra   tra le famiglie  siglata con  il matrimonio pacificatore di Enrico VII  Tudor  con Elisabetta di York.
Fiore di guerra,  dunque colore forte,  che nella declinazione rosa acquista invece simbologie sentimentali, legate ad affari di cuore, a dimensioni mai troppo definite, colore dell’armonia ad ogni costo, colore d’amore ma non di passioni violente, che nella bibbia sentimentale che  caratterizza  l’Ottocento si trasferisce tout court in simbolo di  femminilità, di dolcezza, di “remissività”, inevitabilmente di  superficialità .  Nelle indagini psicologiche molti uomini   risultano preferire  il rosa, non per il genere  “femminile” che rappresentava (oggi è il caso di usare l’imperfetto visto che la moda  maschile  da molte voci - Gucci per primo -  accoglie il rosa come proposta  unisex), ma per le sue prerogative cromatiche .
 Un carattere “rosa”  risulterebbe dunque   esente da  desideri di vendetta, da rimpianti pesanti, complice com’è di tradimenti “leggeri”, a  tratti generoso , sia pure con garanzie di ritorni plaudenti  e di irrinunciabile  visibilità.
Il rosa,   abbinato al quarzo come minerale dai mille risvolti  positivi -  primo fra tuti l’uso terapeutico per  placare ansie,  insonnia o  tormenti  vari  (soprattutto d’amore)   -  è  il colore della bellezza intesa come scelta intellettuale. Resta comunque la bandiera  del  difficile  rispetto delle regole , della  superficialità  ”esibita “  con baldanza, certamente di una “ facilità relazionale “  (volgarmente chiamata tradimento) che ,   con  escamotages semantici dannunziani , i  tipi “rosa” preferiscono  definire   “tendenza  a  una spigliata  incuranza dell’obbligo”.
 
 

Venerdì 31 Agosto 2018, 17:09
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