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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Perchè le donne di potere si
vestono di giallo

 
Se non fosse  regina, ma una qualunque persona del mondo, a  Elisabetta II d’Inghilterra, forse potrebbe piacere indossare un abitino rosso fuoco o un fascinoso completo nero: due colori che  Sua Maestà non può permettersi mai. Quello che a Corte corrisponde a un “ufficio stile” ha stabilito per lei colori  privi di carattere forte  (rosa baby, azzurrino, verdino, beige) per ribadire che l’unico elemento  forte  in qualsiasi contesto può essere  solo lei, la regina. I colori,  che la scienza e la psicologia ci hanno insegnato a considerare  veri  e propri messaggeri  per la comunicazione diretta,  fanno parte degli obblighi di chi è investito da ruoli dominanti : non abbiamo mai visto donne di potere  rilesso (mogli, figlie o madri  di uomini di potere)  o autorevoli  in prima persona, regine, presidenti, imprenditrici di grande fama, partecipare  a cerimonie ufficiali  in abiti “canterini”, tailleurini-mutanda , baby doll metropolitani  (che oggi sono diventati una divisa) né adottare  colori violenti come il rosso o il nero.  I cervelli pensanti della comunicazione  dedicano  uno studio attento alla scelta dei colori  per il guardaroba del “potere”.
 Non  è per caso dunque che alle le nozze del nipote Williams la regina Elisabetta sia apparsa tutta vestita di giallo, dalle scarpe al cappellino: ovvero, “attenti, la regina  sono  ancora e sempre io”. E non è un caso se a suo tempo Michelle Obama accompagnando il marito , presidente degli  U.S.A. , all’ inaugurazione del G8, si presentò  in abito giallo, così come  di giallo in occasione di cerimonie di Stato si  sono vestite  recentemente la principessa Kate Middleton, e  la consorte di Donald Trump, Melania, bellissima nel   vestito corto giallo sole, di  linea trapezio-vintage, come nell’abito lungo giallo oro da sera.
Giallo, colore del sole e dell’oro,  nella scienza che sviscera i segreti dei colori ,  è il colore del potere,  colore imperiale  che la psicanalisi  ci consegna come messaggio di forza, di superiorità. La caratteristica principale del suo “carattere” è la proiezione verso il futuro, la fiducia nella possibilità di toccare la “felicità” (il sole) in tutte le sue epressioni: dall’avventura sessuale ricca di punte erotiche all’illuminante  indagine filosofica. Non tollera sgarri, è collerico, non esclude tendenza alla vendetta, può essere  invidioso e  – un po’ – avaro. Crede soprattutto nell’intelligenza. Per produrlo, nei secoli passati  veniva usata l’urina:  il primato per la qualità del giallo  fu dei  tintori fiorentini, gli “uricellai”  (in seguito, Rucellai, sostenitori della Signoria  che i  Medici  insignirono di onori  e glorie),  che  per tingere i tessuti raccoglievano  l’urina raccolta in grandi vasche distribuite sotto i portici della città .
Colore “ difficile”, per questo  quasi assente dalle collezioni  di moda femminile  (ad eccezione di campionari destinati alla Germania che ama il colore giallo (presente anche nella sua bandiera). Solo  negli ultimi tempi lo abbiamo incontrato  anche se in modo “fuggevole” in passerelle di prestigio.
  Il giallo – anche per la sua incidenza  fisica sulla nostra  retina – viene associato a situazioni  cosiddette di “vibrazione”, di suspense, di brivido,  di attenzione:  gialli  i cartelli di pericolo, gialle  le strisce pedonali,  “bandiera gialla” in caso dio contagi,  giallo,  fin dal Medioevo, per il contrassegno socialmente negativo  assegnato a meretrici,  ex- condannati,  emarginati, divenuto  in seguito la stella gialla per gli  Ebrei.
 Il  giallo si nota, si fa guardare. Non è un caso che alla fine del  Seicento,  quando  in Europa l’ìmpero più potente era quello asburgico, uno dei sostenitori finanziari della Casa d’Absburgo, il principe Thurn und Taxis,   che si occupava del trasporto della posta a Vienna  (ancora oggi il mezzo pubblico di trasporto nelle città  si chiama taxi ,  dal nome dell’autorevole imprenditore asburgico  ) , chiese all’Imperatore licenza di estendere questa attività a  tutti i territori dell’Impero. L’imperatore accolse  la richiesta e i collaboratori del principe si chiesero subito come fare – visto che quasi nessuno sapeva leggere -  per rendere visibile la diligenza della posta.  Si optò per un colore che si faceva vedere senza equivoci, il giallo.  E la posta, in  tutto il mondo,  si fregia ancora  oggi di questo colore.                      
 

Venerdì 27 Luglio 2018, 18:35
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