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Modi e Moda di Luciana Boccardi

"...ma l'amor mio non muore!": a
Venezia una mostra per Lyda Borelli

Era un’operazione culturale che andava compiuta:  il ripristino di una storia interrotta, il racconto di un pezzo di vita dedicato all’arte, al teatro, al cinema che si affacciava muto all’inizio del secolo scorso.  Portare alla luce gli anni che videro nascere e diventare sempre più importante la figura di un’attrice , Lyda Borelli, che il mondo ha ricordato più come protagonista dei  primi film muti dimenticando invece i tanti anni  di recite  sui palcoscenici di tutto il mondo era un dovere  storico .  Una riparazione alla scomparsa di ogni documento, fotografia, critica o racconto che riguardassero la vita di artista di Lyda Borelli,  decisa dall’attrice , o meglio, dal marito – il conte Vittorio Cini -  o, preferiamo, da  entrambi  dal momento delle nozze tra la trentunenne   Lyda ,  considerata una delle più belle donne  del suo tempo : esile, alta, elegantissima, magra  (  un critico scrisse di lei  che era “ brava bravissima ma… a lui non sarebbe piaciuta perché’ una donna sotto i 70 chili…. non va”),  e  Vittorio Cini, imprenditore di successo , uomo di talento e di cultura , mecenate ricchissimo ( uno tra i più ricchi d’Italia).  Di Lyda Borelli artista nessuno poteva più trovare traccia:  l’attrice  scomparve dalle scene di teatro ,  da qualsiasi set cinematografico, o fotografico,  per  diventare solo Lyda Cini, moglie amatissima e madre felice di quattro figli  che vissero con lei nel Palazzo Cini di Venezia, a S.Vio  dove il 1 settembre  prossimo,  a cura dell’ Istituto del Teatro e del Melodramma della Fondazione “G.Cini”, diretto da Maria Ida Biggi,  si apre una mostra eccezionale “Lyda Borelli – Primadonna del Novecento”   voluta  dalla Fondazione  “G.Cini” di S.Giorgio Maggiore  -  presieduta da  Giovanni  Bazoli -   caldeggiata   dalla  famiglia,   con il  sostegno di Giovanni  Alliata di Montereale  del Consiglio Generale della Fondazione  (figlio  di Yana , una delle figlie di Lyda Borelli) e la partecipazione confermata dalla bella pagina di Domizia Alliata.  La dedica del libro di Maria Ida Biggi, “Il teatro di Lyda Borelli” che,   con il contributo di Maria Dolores Cassano e Marianna Zannoni,   racconta la mostra  e la vita teatrale della Borelli, si rivolge a Lida Guglielmi "che ha sentito fortemente il desiderio di conoscere il valore artistico di sua nonna”.  
La storia del teatro e del cinema in Italia si aspettava  un  recupero  eccezionale come questo che documenta  con serietà e grande qualità artistica  l’arte di Lyda Borelli , ammirata , commentata, criticata, imitata , quella gestualità languorosa tutta particolare , dannunziana, sembenelliana, decadente , da lei inventata e tanto commentata , criticata, ironizzata ( di “borellismo” si parla anche nel dizionario della lingua italiana di Panzini).  Significativi gli abiti di scena che per la Mostra veneziana sono stati riprodotti in massima fedeltà da Stefano Nicolao.  Indimenticabile resta nelle cronache rosa del tempo la parodia che Petrolini dedicò al titolo del film muto “Ma l’amor mio non muore” che segnò il trionfo anche come attrice cinematogafica della Borelli : “Tutto muore quaggiù! Muore l’insetto, muore il cane, il cavallo ed il cammello, muore il rospo, la pecora, il capretto, muore la pianta, la radice, il fiore: ma l’amor mio, ma l’amor mio non muore!”

Lunedì 28 Agosto 2017, 02:55
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