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Modi e Moda di Luciana Boccardi

Chiusa la mostra "Franco 1968 - la
nascita della "moda milanese"

 
 
Si è chiusa in questi giorni a Milano una mostra singolare che ha scritto  una pagina tra le più interessanti nel grande libro della moda contemporanea. Nella sala del Grechetto di Palazzo Sormani, per “Milano 1968 – Contestazine e Industria Culturale” , in esposizione dal 14 maggio a oggi,  è stata allestita a cura di Elisabetta Invernici l’antologica di  Franco Fracchiolla, in arte “Franco”. La ricerca della studiosa intorno agli anni dell’opposizione alle regole, del no al bon ton, delle uova sulle pellicce alla prima della Scala, ha portato all’attenzione che gli spetta Franco Fracchiolla, in arte “Franco”,  stilista pugliese del quale pochi a livello di diffusione mediatica hanno seguito l’iter che in realtà è una strada in salita, aperta ancora oggi a guizzi d’arte, nuove interpretazioni  per l’ottantenne stIlista ancora attivo nel suo atelier milanese di via Senato.
E’ nel 1947, due anni dopo la fine del  secondo conflitto mondiale, che il “vestirsi” si riappropria di valori dimenticati: dopo l’euforia disordinata del  dopoguerra, negli anni Sessanta la moda inizia ad esigere  attenzione anche sui media dove peraltro era  accettata di malavoglia, ritenuta ancora monopolio della frivolezza.  La moda come argomento d’attualità e momento di attenzione sotto il profilo sociale, quindi di interesse collettivo, si affaccia  nelle cronache dei quotidiani solo verso la metà degli anni Sessanta, sostenuta  dal “coraggio”  di direttori e giornalisti esenti da pressioni “benpensanti”.    Presentazioni di sfilate, dissertazioni di personaggi della cultura e dell’arte intorno a una nuova moda o a un certo tipo di design vincente, si susseguono lanciando “firme” destinate a raggiungere vette di successo.
 Il Sessantotto impone  l’era delle  non-regole, l’eleganza che resiste ad ogni bufera ideologica cambia genere, e si rivolge a un pensiero che livella, destruttura, premia l’estetica per sottrazione, elimina orpelli a favore del difficile essenziale. E’ in quegli anni, tra il ’68 e il ’70 ,  che nasce lo chic “milanese”, ovvero una moda “semplice” (per eufemismo perchè in realtà quelle tuniche diritte, le giacche squadrate, il vestire sciolto, veloce, pratico  esige una mano felice di sarto e un pensiero stilistico sensibile alla modernità). Interprete di questa corsa all’abito razionale è  in quel tempo  Mila Schon che vince piazzandosi al centro dell’attenzione di penne famose a cominciare dai commenti di Camilla Cederna  o dai segni mitici di Brunetta. Ma dietro la grande stilista  c’è il genio elegantiarum di Francesco Fracchiolla, Franco, che per anni interpreta e condivide la cifra di un nuovo stile metropolitano che verrà considerato la  “moda milanese” tout court.
Uscito dal contesto che lo vedeva all’ombra della grande firma, “Franco” si impossessa della sua identità, apre  il suo personale atelier per vestire le clienti che si erano trasformate in interpreti della moda sessantottina edulcorata. Il suo stile oggi – come ci raccontano le immagini significative della mostra, si è evoluto conservando quel piacere della sottrazione che  ha reso questa figura non affamata di notorietà un capitolo da studiare nella moda italiana , del “dopo Sessantotto”.
 
 

Mercoledì 8 Agosto 2018, 00:41
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