L'intervista/ «Io, ex Serenissimo, rifarei
quell'assalto al campanile di San Marco»

PER APPROFONDIRE: contin, lega, serenissimi, tanko
L'arresto dei Serenissimi dopo l'assalto al campanile

di Alberto Beggiolini

PADOVA - Un cambio di vocale decisivo. Se la Lega non avesse avuto troppi sospetti nei confronti dei cugini veneti della Liga, se questi ultimi non si fossero sentiti invece i veri "primi" (la Liga Veneta fu fondata il 16 gennaio 1980 a Padova, nello studio del notaio Todeschini.



La Lega Nord nacque ufficialmente solo sei anni dopo) nell’espressione dell’autonomia e del fastidio verso il potere centrale, se insomma la Lega-Liga non fosse alla fine diventata solo Lega, con il leader veneto Fabrizio Comencini costretto nel ’96 a fondare addirittura un nuovo partito... Se non fosse successo tutto questo, forse allora i Serenissimi non si sarebbero sognati di rinchiudersi la sera dopocena in un capannone sprofondato in fondo alla bassa padovana per trasformare un piccolo camion in un’illusione di carroarmato.



Era il 9 maggio di 15 anni fa. Quel "tanko" dedicato a "Marcantonio Bragadin", condottiero veneziano, servì per presidiare piazza San Marco, mentre altri sei Serenissimi occupavano il campanile. L’assalto fu un fulmine a ciel sereno, accolto come l’incubo tutto italiano di un non meglio precisato golpe, poi deriso da destra a sinistra, Lega in primis, quale ingenua intemperanza dei "soliti veneti" campagnoli. Quell’avventura finì con arresti e procedimenti penali, l'organizzazione fu smantellata. I processi ai Serenissimi si conclusero con assoluzioni, patteggiamenti e condanne.



E poche simpatie. «Pensi che ai processi la Lega invitava i militanti a non darci alcun sostegno, anzi a non farsi neanche vedere. Noi eravamo diventati la "brigata mona", gente da poco, nociva all’immagine del partito». È amaro, oggi, il ricordo di Flavio Contin, il "vecio", elettricista pensionato settantenne, che dalla sua Casale di Scodosia commenta disgustato questi tempi, le delusioni, il significato del suo gesto di quindici anni fa.

«Se mi vuol chiedere adesso se mi sono pentito, glielo dico subito: neanche un po’. E se vuole sapere se tornando indietro nel tempo rifarei le stesse cose, glielo confermo: altrochè, uguali identiche».



Anche se per molti quell’assalto a San Marco sembrò solo una pagliacciata? «Verissimo, specie ai leghisti, tutti presi nel loro gioco di potere, di governo, ed ormai diventati ben poco disposti a comprendere le vere spinte autonomiste, fanfarando solo sul "federalismo", che neanche sapevano bene cos’era».



Mentre voi... «Noi non pensavamo, nè allora nè oggi, a nessun potere. Volevamo solo restituire ai veneti la loro identità, la loro cultura. Perchè qualsiasi movimento autonomista, se vuol mantenere la sua spinta, deve per forza restare associato alla sua storia, alla sua cultura».



Bossi fa riferimento alle ampolle con l’acqua della sorgente del Po, alla Padania... «Vede? Stupidaggini. Noi pensavano alla Serenissima, al Veneto, tutta storia, verità, mica balle. E loro invece ci facevano le guerricciole, espellendo dal partito chi non andava bene perchè pensava con la testa sua. La Lega è finita nelle mani di un solo capo, e non va mai bene. Oggi tanti finalmente l’hanno capito».



Perchè pensare alla Serenissima vuol dire far riferimento ad una sorta di buongoverno? «Certamente migliore dei nostri, se non altro in grado di diffondere l’orgoglio dell’appartenenza e la certezza della pena per i trasgressori delle leggi. Le sembra poco?».



Secondo lei la Lega non ha saputo mantenere vivo lo spirito delle origini? «Lo spirito? Per noi la Lega è colpevole di alto tradimento, un fallimento dopo l’altro, nell’assoluta mancanza di territorialità culturale».



Queste sono le motivazioni che vi hanno spinto quindici anni fa? «E che oggi si sono accentuate, visto che le cose sono andate sempre peggio. Si guardi intorno, e mi dica cosa vede. Uno sfascio».



Per cui sareste pronti ad un bis? «Macchè bis, quell’episodio fu irripetibile. Tornassi indietro lo rifarei, sì, ma oggi è cambiato tutto, in peggio, e la gente è presa dall’arrivare a fine mese. Però non siamo diventati sordi o ciechi, sentiamo i messaggi che ci arrivano, le telefonate. La preoccupazione cresce e le manifestazioni di fastidio sociale sono ben evidenti».



Tipo? «Beh, il movimento dei "forconi" cosa crede che sia? E i "no-Tav"? Sono tutti termometri di una febbre che si sta alzando, perchè la malattia s’aggrava».



E in giro, secondo lei, non c’è una nuova generazione di Serenissimi pronti a qualche altra battaglia? «Come dicevo, tutti sono impegnati a cercare o difendere un posto di lavoro. Per di più, noi avevamo messo in conto di venire arrestati e subire le condanne: non so quanti adesso sarebbero pronti ad un simile sacrificio. Ed ancora, noialtri per quella nostra azione ci preparammo a lungo, giorno e notte, per la strategia e la realizzazione».



Non ultima quella del famoso tanko, poi rimasto a lungo sotto sequestro, ma nel 2006 ritornato a casa, in un capannone vicino a Montagnana. L'asta giudiziaria fu vinta da Geremia Agnoletti, vicino ad alcuni Serenissimi, che lo ricomprò con un assegno da 6.674 euro.



È stato solo un simbolo? «E che simbolo! Lo videro in tutto il mondo. Ecco, per farlo lavoravamo di notte, rubando ore a riposo, famiglia, lavoro. Ma dentro di noi si muoveva qualcosa di molto concreto, un’idea, la volontà di esprimere il nostro pensiero. Mi dica lei, che idee ci sono in giro, oggi?».
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Mercoledì 2 Maggio 2012, 15:12






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