Campane zittite, un sacerdote insorge:
«Trenta atei cancellano le tradizioni»

PER APPROFONDIRE: arpav, campane, curia, mestre, multa, venezia
Il parroco don Gianni e le campane di S. Pietro Orseolo

di Alda Vanzan

VENEZIA - Non è la multa, anche se 1.282 euro per una parrocchia sono bei soldi. È più che altro il principio: trenta atei zittiscono le campane e i fedeli non alzano neanche un sopracciglio? Peggio: la Curia accetta l’invito del Comune a rivedere il "regolamento" del suono delle campane e i parrocchiani accettano di dire addio alle tradizioni e, soprattutto, alla propria identità?





È questo che don Gianni Antoniazzi, parroco di Carpenedo, nella terraferma veneziana, fatica ad accettare: che i suoi fedeli non facciano sentire la propria voce in Comune. In pratica: che non muovano un dito per "salvare" le proprie campane dopo la protesta «di sole 30-35 persone al massimo, tutte aderenti all’Uaar, Unione atei agnostici razionalisti di Mestre».



«Mi preoccupa - ha scritto su "Lettera Aperta" e ripetuto ieri dal pulpito - che noi cristiani rinunciamo rapidamente a dei segni di identità e di cultura che sostengono anche il territorio». Perché le nuove regole imporranno drastici cambiamenti. Ai matrimoni, ad esempio, le campane si potranno suonare una sola volta, o all’ingresso o all’uscita della sposa. E lo stesso varrà per i funerali.



E che dire della campana che a Carpenedo sin dai tempi della Prima Guerra mondiale viene suonata alle 21 per ricordare i defunti? Addio per sempre perché il nuovo accordo prevede che prima delle 7 non si possano suonare le campane e che l’ultimo rintocco non vada oltre le 20.30. E la domenica campane mute fino alle 8. Il che significherebbe non annunciare la "prima" messa.



Questa delle campane rumorose è una storia che a Mestre si trascina da un pezzo e che è culminata con le sanzioni da 1.282 euro inflitte alle parrocchie di San Pietro Orseolo e San Giuseppe per il superamento dei limiti acustici. Rilievi eseguiti dall’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, anche se poi in Regione tre esponenti della maggioranza, tutti del Pdl - l’assessore Renato Chisso, Dario Bond e Carlo Alberto Tesserin - hanno presentato una proposta di legge per salvaguardare le campane: in pratica si chiede che nei Comuni non ci siano restrizioni o sanzioni all'esercizio delle campane perché è libertà di culto tutelata dal Concordato. A parte il fatto che le soglie del rumore le fissa una legge statale, i municipi hanno poca competenza.



«È l’Arpav, che è della Regione, che ha fatto i controlli e inflitto le sanzioni che il Comune dovrebbe incassare», osserva Gianfranco Bettin, l’assessore all’Ambiente di Venezia per il quale peraltro «le campane sono un suono da tutelare così come il Wwf tutela le oasi», ma che, viste le multe, ha chiesto alla Curia di mettere mano al regolamento datato 1957. «Basta un po’ di buon senso - dice Bettin - E ritengo sbagliato fare una battaglia ideologica: gli esposti sono arrivati da cittadini che si professano cattolici».



Monsignor Fausto Bonini, parroco di San Lorenzo a Mestre, è già in linea: mai un ritocco prima delle 7.30, mai dopo le 19.30, mai più di un minuto di "scampanata". E mai una protesta. Ma in piazza Ferretto non è che abiti poi tanta gente. A Carpenedo al momento si è fatto sentire un solo parrocchiano la cui lettera è stata pubblicata sul foglio settimanale: «L’accordo della Curia equivale a una pavida ritirata».
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Lunedì 30 Aprile 2012, 09:03






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