Il Campiello a un veneziano: Molesini
vince con un libro sulla Grande Guerra

Andrea Molesini fra Andrea Tomat e Emma Marcegaglia (Attualità)
VENEZIA - E così, come quasi sempre avviene al premio Campiello, anche quest'anno le previsioni sono state smentite: a vincere la 49esima edizione, quella dei 150 anni dell'Unità d'Italia, è stato Andrea Molesini con il libro, dal titolo bellissimo, "Non tutti i bastardi sono di Vienna", edito da Sellerio.



Molesini, veneziano come il premio, ha avuto 102 voti dei 300 espressi dai giurati popolari. Al secondo posto è arrivatala pordenonese Federica Manzon, autrice di "Di fama e di sventura" (Mondadori) con 80 voti, mentre al terzo c'è Ernesto Ferrero - uno dei favoriti anche come direttore della Fiera internazionale del libro di Torino e premio Strega nel 2000 - con "Disegnare il vento" (Einaudi) che ha avuto 39 voti. Subito dopo Maria Pia Ammirati (altra favorita, secondo molti) con "Se tu fossi qui" (Cairo) che ha portato a casa 35 voti. Ultimo della cinquina finalista, Giuseppe Lupo che con "L'ultima sposa di Palmira" (Marsilio) ha totalizzato 29 voti. Molesini, emozionato e un po' frastornato, ha dedicato il premio alla memoria di Elvira Sellerio: «Con la sua editoria e le sue scelte ha difeso le scelte dei padri dalla volgarità del presente. Ha protetto così la nostra letteratura eguale a pochi, seconda a nessuno». Poi la dedica è stata per i librai che «in un momento di crisi come questa continuano ad occuparsi di libri».



Del resto nella serata finale del premio la crisi del paese ha avuto il suo risalto, non solo perché il Campiello è un'iniziativa degli industriali veneti, ma anche perché in molti ne hanno parlato. Andrea Tomat, presidente del premio e di Confindustria Veneto in apertura ha ricordato «i tempi difficili» e lo stesso ha fatto il presidente Emma Marcegaglia ribadendo in diretta che «gli industriali sono pronti a fare di più per il paese. Pretendono però più serietà e che la politica faccia non i suoi interessi, ma porti l'Italia fuori da questa situazione anche con scelte impopolari. Con la volontà di fare cose serie e di rispettare il paese a cui noi vogliamo bene».



E di Italia e dei suoi 150 anni, non solo c'è stato l'inno nazionale suonato in apertura di serata, ma anche il tema del libro di Molesini che ha vinto: la Grande Guerra e la cacciata degli austriaci invasori dopo Caporetto. Lo scrittore nega e definisce la cosa una «coincidenza», ma non tutti ci credono. Andrea Camilleri, premio alla carriera di quest'anno da parte del Campiello, forte di 13 milioni di copie e scrittore italiano più venduto all'estero, ha avuto una standing ovation da parte del pubblico e lui ha omaggiato, lui che aveva detto di appartenere «ad un'altra parrocchia, gli industriali veneti che hanno sottolineato come rimedio alla crisi del paese «il rispetto delle regole». «Quello che è stato detto - ha spiegato lo scrittore siciliano - è musica per le mie orecchie». E poi ha confermato che non ha nessuna intenzione di far morire il suo eroe per eccellenza, il commissario Montalbano. Insomma questa edizione del Campiello porta alla ribalta un autore nuovo, Andrea Molesini che nella sua prima intervista dopo il verdetto ci ha tenuto a dire che «è sempre bello vincere, ma il valore dei libri si vede nel tempo».

Domenica 4 Settembre 2011, 09:17






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