Grillo e il saluto omofobo a Vendola:
at salut buson. Protesta Arcigay/ Video

PER APPROFONDIRE: arcigay, grillo, vendola
Beppe Grillo a Bologna (foto Michele Nucci - Ansa)
BOLOGNA - Prima il saluto omofobo di Beppe Grillo gridato a Bologna in una Piazza Maggiore gremita: "At salut buson" ("ti saluto frocio"). Poi ieri la fatwa dell'imam della moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima: «I musulmani di Milano non devono votare i candidati della lista di Sel perché il suo leader, Nichi Vendola, in quanto omosessuale, ha una condotta che non va d'accordo con l'etica islamica». L'ultima settimana di campagna elettorale in vista delle amministrative ha visto il leader di Sinistra e Libertà al centro di attacchi omofobi.



Gli episodi hanno riacceso lo scontro sul tema dell'omofobia. L'antipatica espressione del comico genovese soprattutto ha suscitato indignazione e proteste nel mondo del web. «Da Beppe Grillo fino ad ora non è giunta una parola o proposta politica sulle famiglie omosessuali, sul matrimonio, sui diritti, contro l’omofobia o sulla fecondazione medicalmente assistita», ha scritto in una nota Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay.



«Beppe Grillo chiarisca che cosa intendeva dire anche perché, cercare l’applauso facile del pubblico con battute maschiliste e populiste da bar sport è esattamente ciò che fa il nostro presidente del Consiglio e mal si concilia con chi sostiene di rappresentare qualcosa di nuovo nello stantio panorama politico italiano», ha aggiunto l'Arcigay.



L'Arcigay ha ribattutto anche alle dichiarazioni dell'imam: «Dopo i vescovi, che su Avvenire, nei giorni scorsi, ci hanno tenuto a far sapere che nelle prossime elezioni amministrative si dovranno sostenere solo coloro che valorizzano la famiglia nel formato fondato sul matrimonio uomo-donna sancito dalla Costituzione, ora è il turno di un imam assumere una posizione omofoba ed entrare a gamba tesa nella vita politica del nostro Paese», è scritto nel comunicato.



«Ai rappresentanti di entrambi i fondamentalismi - continua la nota - che hanno trovato finalmente sintonia sull'esclusione delle istanze gay e lesbiche dal dibattito politico e delle persone omosessuali e transessuali dalle istituzioni, ricordiamo che l'Italia non è una teocrazia bensì una Repubblica laica e aconfessionale».

Martedì 10 Maggio 2011, 13:15






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