Gomorra a Nordest/ Sangue e terrore:
ecco come i Casalesi spolpavano le ditte

Operazione antimafia (archivio)

di Giuseppe Pietrobelli

VENEZIA - «Devo fargli uscire la m... di bocca» sputa il carnefice, pregustando la lezione alle vittime che non pagano. E ancora, replicando al grande capo Mario Crisci che gli chiede di non mollare, aggiunge: «Te lo giuro sul mio figlio Mario, è anno nuovo... ti ho giurato sui miei figli che prenderanno le botte tutti, ora ti faccio il film di B. mentre Alessandro gli schiatta la testa, non ti preoccupare». B. è un imprenditore padovano, portato poi in un cantiere a Maserà di Padova e picchiato selvaggiamente più volte, perfino sequestrato per ottenere soldi o assegni. Lui e il figlio implorano i loro aguzzini. «Mario, ascolta, ve lo chiedo in ginocchio che ho ancora bisogno di qualche giorno... la prossima settimana i soldi ve li do».



È un pozzo senza fondo di paura, intimidazioni, botte e minacce, l’inchiesta condotta dai carabinieri di Vicenza e dalla Dia di Venezia e Padova che ha scoperchiato i grandi affari della camorra in Veneto. Ovvero, come ti spolpo l’imprenditore dopo avergli prestato una manciata di soldi, riducendolo sul lastrico, fino al punto di mangiargli l’attività o l’azienda. Di agghiacciante - oltre alla violenza pura, testimoniata, perfino registrata nelle voci e nelle urla di dolore - nella pagine di ricostruzione che hanno portato all’arresto di 29 persone c’è la diffusione a macchia d’olio di un sistema oliato. Senza che nessuno trovasse il coraggio di denunciare.



«DIVERTITEVI UN PO’». Crisci è implacabile. Quando picchiano B., al telefono ordina: «Ricomincia daccapo perchè questo non ha capito proprio niente. Rispiegaglielo un’altra volta... E me lo ripassi, dopo che lo hai rifatto me lo ripassi». Il capo insiste: «Dai comincia... fai cominciare Alessandro (uno dei picchiatori, ndr) divertitevi un po’...». I ragazzi si divertono. I carabinieri annotano a margine dell’intercettazione: «Vengono registrati gli inconfondibili rumori degli schiaffi». E il gip Luca Marini scrive: «Alberto B. piange la sua disperazione al Crisci che sarcastico e spietato chiede contezza della sospensione dei lavori presso il cantiere e dei mancati versamenti alzando ancora le pretese usurarie». Ancora minacce: «Se non vai al lavoro Alessandro ti viene a cercare. Tu sai quante pagine di precedenti ha?».



«BOSS COME IL PAPÀ». Antonio Parisi, il vicecapo, arrestato anche lui, secondo un supertestimone sarebbe protagonista di un fatto agghiacciante. «Un particolare che mi ha toccato profondamente e sul quale voglio riferire è che Antonio aveva disposto che anche il figlio di soli 12 anni avrebbe dovuto assistere alla discussione. (in realtà un pestaggio, ndr) Ho immediatamente trascinato via il ragazzino con una scusa, mentre il padre mi diceva che doveva rimanere. Nel tragitto in compagnia del ragazzino ho appreso che suo padre Antonio da qualche anno gli aveva regalato videogiochi e film che trattavano di mafia e camorra». Un modello per il bambino: «Mi ha espresso il suo desiderio di prendere parte al più presto a questo tipo di vita "da boss, da capo", così come gli stava insegnando il papà».



«LI HANNO FATTI INGINOCCHIARE». Una settimana dopo il picchiaggio di Alberto B., viene malmenato e sequestrato anche il padre di 73 anni. Scrive il gip: «È un gravissimo episodio che dà conto della straordinaria pericolosità sociale del sodalizio». Padre e figlio nello stesso cantiere, in balia dei carnefici: «Qui il Crisci, assieme ad Antonio Parisi, Ciro Parisi, Massimo Covino e Ferdinant Selmani ha preso a schiaffeggiare entrambe le vittime gridando loro che pretendeva i suoi soldi. Quindi dopo aver fatto inginocchiare Alberto B. ha preso a colpirlo cn la sua stessa stampella, avvolgendogli poi un cavo al collo e serrandolo e quindi pretendendo che chiamasse la moglie per farle firmare delle cambiali».



STORIE ESEMPLARI. La gang dei casalesi (che dicevano di dover dare i soldi alle famiglie dei compari detenuti in carcere) aveva collaudato il metodo, simile in diversi casi. Un vero strozzinaggio violento. Storie esemplari di imprenditori in difficoltà finanziaria. Alberto, impresario edile, riceve un finanziamento di 5 mila euro nel maggio 2010, con un interesse mensile del 15 per cento, 180 per cento annuo. Deve pagare 700 euro al mese solo per interessi. A ottobre rinegozia il debito in 12 mila euro, che raddoppiano a 24.700 a novembre. A gennaio 2011 sono 32 mila.



IL NOTAIO. Ci sono altre storie da raccontare. Ivano, produttore di colori, accetta prestiti ad usura. Poi nel marzo 2010 cede agli strozzini tutti i propri crediti per 300 mila euro. Quindi viene costretto a cedere anche le quote sociali intestate a una "testa di legno". Queste cessioni avvengono sempre davanti allo stesso notaio, il cui studio è stato perquisito dai carabinieri di Vicenza. Poi la vittima paga a rate altri 100 mila euro. Prendiamo il caso di Umberto. A giugno 2010 riceve 50 mila euro e promette un interesse mensile di 5 mila euro, pari al 120 per cento annuo. Comincia a pagare. Poi a settembre deve consgenare un assegno a garanzia per 23.500 euro e a gennaio 2011 titoli per 200 mila euro. Intanto a novembre aveva firmato un preliminare di vendita - a garanzia - relativo a due appartamenti e quattro garages.



PISTOLE E COCAINA. I carabinieri di Vicenza, al comando del colonnello Sarno, che hanno condotto le laboriose indagini con gli arresti hanno anche effettuato interessanti scoperte. Ad esempio 15 grammi di cocaina, due pistole (un’arma da guerra e una scacciacani modificata), 62 cartucce, 29 pallottole calibro 9, una paletta con il logo della Polizia Provinciale di Napoli, un lampeggiante della Polizia, 40 mila euro, un timbro falso di una banca.
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Sabato 16 Aprile 2011, 10:21






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