Veneto. Scambio di sms, battaglia navale,
barzellette: ecco la vita dei consiglieri

(archivio)

di Andrea Zambenedetti

VENEZIA - Sbracati, indolenti e irrispettosi: questa l'immagine che i politici danno di sé. L'impietosa istantanea è stata scattata dagli studenti dell'istituto "Veronese" di Montebelluna, che assieme alla professoressa di storia, Paola Faccin, hanno visitato due consigli comunali, il consiglio regionale e il consiglio provinciale di Treviso. Una vera e propria delusione per gli studenti del liceo, che avevano visto nelle visite guidate ai luoghi delle istituzioni l'opportunità di accrescere il proprio bagaglio culturale, imparando sul campo l'educazione civica.



Nella sostanza il tour è diventato una sorta di visita al museo degli orrori e ha permesso agli studenti di stilare un vero e proprio elenco dei comportamenti incivili adottati dai rappresentanti del popolo. «Nel consiglio regionale, un relatore ha esordito raccontando una barzelletta di dubbia moralità -spiega un ragazzo di seconda superiore -. Lo ha fatto nonostante sapesse che noi eravamo tra il pubblico». Verosimile che a scandalizzare i 16enni non siano stati tanto i contenuti spinti della barzelletta, quanto l'opportunità di raccontarla in un contesto formale come quello.



«Io - aggiunge la sua compagna di banco - ne ho visto uno giocare a battaglia navale col suo vicino. Si facevano i sorrisetti e si passavano il foglietto». A scandalizzare i ragazzi è stata fondamentalmente la mancanza di rispetto dei politici verso l’istituzione che rappresentano: del resto la filza dei comportamenti censurati dai ragazzi è lunghissima, e non manca davvero nulla. «Un consigliere per ammazzare la noia - spiegano - e si vedeva che era annoiato perché continuava a sbadigliare, si è messo a confezionare una barchetta di carta con i fogli che aveva sottomano».



E la lista si allunga con il cibo portato dentro l'aula e i messaggini inviati col cellulare. «Lo scambio di sms era continuo - racconta una studentessa -. Cose che in classe non sono neppure lontanamente immaginabili costituivano l’assoluta normalità. Dovrebbero dare il buon esempio, invece erano costantemente impegnati a inviare messaggi o a smangiucchiare panini. Anche in presenza di qualche collega che, a loro fianco, stava facendo un intervento».



«Il progetto - spiega la docente - prevedeva la visita dentro i palazzi delle istituzioni. Dal consiglio regionale, al Sant'Artemio, passando per il consiglio comunale del comune di provenienza di ogni studente. Quando ne abbiamo parlato in classe, i ragazzi hanno manifestato la propria insofferenza per quello che hanno visto, sentendo anche il bisogno di raccontarlo pubblicamente». A stupire gli studenti è stata anche l'assenza di pubblico. «Se nessuno va a controllare come lavorano, è chiaro che si sentono legittimati ad agire in questo modo - spiega un altro alunno -. Non c’è ragione di farsi tanti scrupoli, e infatti non se ne fanno».
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Venerdì 25 Marzo 2011, 09:28






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