Mucche e tori "spiaggiati", giallo a Tenerife: stupore tra residenti e turisti

Mucche e tori "spiaggiati",
giallo e stupore a Tenerife

di Remo Sabatini

Sono trascorsi soltanto pochi giorni dal drammatico ritrovamento della femmina di capodoglio incinta e rinvenuta morta lungo la spiaggia di Porto Cervo. Uccisa dalla plastica, inconsapevolmente ingerita in quantità, quella morte aveva riportato in primo piano la pessima situazione delle acque di mari e oceani, Mediterraneo compreso. Inquinamento e virus, come quello che, da diverse settimane, sembra aver colpito la popolazione di stenelle di fronte alle coste laziali, insieme alla cattura accidentale e ad altri fattori di disturbo provocati anche dalle imbarcazioni, sono divenuti un mix tanto letale da colpire molti mammiferi marini che, successivamente, ritroviamo in fin di vita, se non già morti, lungo le coste nei cosiddetti "spiaggiamenti".

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E di spiaggiamenti, in queste ore, si parla molto anche al di là dello Stretto di Gibilterra. Sì, perchè le Isole Canarie sono divenute teatro di un fenomeno misterioso che, da qualche giorno, tiene banco sulle pagine delle cronache locali. No, stavolta non si tratta di delfini e nemmeno di balene. Gli animali "spiaggiati" infatti, con il mare non avevano mai avuto a che fare. Almeno fino ad ora. Così, se durante una passeggiata lungo quelle spiagge, un tempo incontaminate, di località da sogno come Tenerife, ti imbatti in un toro che galleggia tra le onde, non puoi fare altro che pensare ad una allucinazione o ad un bicchiere di troppo. Ma siccome il deserto è dall'altra sponda dell'oceano e il bar più vicino è ancora chiuso, ti scuoti e chiami aiuto, sperando di essere creduto. Il mistero degli spiaggiamenti di bovini a Tenerife, ha fatto registrare diversi ritrovamenti. L'ultimo, pochi giorni fa.
Un grosso toro che galleggiava a pochi metri dalla Playa de La Jaquita, nella provincia di Santa Cruz.

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Notato da alcuni turisti, allibiti per la scoperta, era stato trascinato a riva da volontari e operatori delle autorità locali. Nella immagine, pubblicata dal Diario de Avisos e ripresa dalla Televisiòn Canaria, si vede il povero animale, ormai senza vita da chissà quanti giorni, recuperato dalle acque e pronto ad essere portato via dai mezzi pesanti delle autorità. Quello del toro, era stato il terzo recupero registrato in pochi giorni.
Già, ma come era possibile che, ben tre bovini, potessero arrivare sull'isola dal mare?
Come ci sono finiti? Un bel mistero.
Se non fosse che, quel tratto di oceano sembra sia parte di alcune delle rotte preferite da grandi navi cariche di bestiame che partono da diversi Paesi del Sud America.
Gli animali, stipati nelle stive loro dedicate, sopportano mal volentieri il lungo viaggio.
Le condizioni dell'oceano e quel continuo movimento, portano alcuni di loro, a ferirsi se non ad ammalarsi.
Da quì, la necessità di liberarsi di quei capi che potrebbero creare problemi al resto del prezioso carico animale.
E allora, dal ponte della nave, alle onde dell'oceano sottostante, il "salto" è breve. Così, se non ci pensano gli squali o altri pesci predatori, quelle povere carcasse continuano a galleggiare per giorni. Trasportate dalla marea, viaggiano per miglia.
Fino a toccare nuovamente e finalmente terra. Peccato non possano vederla.




 
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Mercoledì 3 Aprile 2019, 19:27






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1 di 1 commenti presenti
2019-04-04 13:03:32
... la sofferenza è uguale per tutti i viventi.. ma per gli animali un po di più in quanto non conoscono le ragioni del loro soffrire.. ascoltarne il lamento è da anime rare..