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Pescara, picchiata dal body builder non denuncia per paura. Salvata dal Codice rosso

Pescara, l’ospedale le allunga la prognosi per consentire ai pm l’intervento d’ufficio. L’uomo, accusato anche di stalking, aveva minacciato: «Chiamate la polizia? Vi uccido»

Mercoledì 10 Agosto 2022 di Paolo Mastri
Pescara, picchiata dal body builder non denuncia per paura. Salvata dal Codice rosso

Lei, Alessia, 21 anni, fisico scolpito da lunghe ore di allenamento, fa la parte del fantasma: entrata in scena per una manciata di secondi, tanto è durata la tremenda aggressione a calci e pugni ripresa dalle telecamere della palestra Audacia di Pescara il 27 luglio scorso, e subito inghiottita da una nebulosa in cui si mescolano paura, riserbo di amici e investigatori, ma anche indifferenza dei più e incertezza di ruoli. Nonostante le evidenze e l’eloquenza delle immagini, non è stata lei a denunciare. Per procedere, i carabinieri hanno dovuto attendere un referto medico di aggravamento, che ha spianato la strada all’intervento di ufficio della Procura, con la corsia preferenziale del Codice rosso.

 

A lui, Edmond Xhafa, 48 anni, nome d’arte Edi, culturista piuttosto noto, una montagna di muscoli prestata al servizio d’ordine di discoteche e locali notturni, in questa storiaccia di cieca violenza di genere spetta di diritto il ruolo del cattivo. Non soltanto per l’accusa di «atti persecutori continuati», stalking secondo la definizione in voga, contenuta nell’ordinanza di custodia adottata dal Gip Nicola Colantonio dopo le indagini lampo sul pestaggio in palestra, immagini diventate virali in poche ore scatenando in città un serrato dibattito sul livello della sicurezza pubblica. A completare il ritratto di un uomo senza scrupoli e senza freni è anche il fatto che il provvedimento ha raggiunto in carcere Edi, ancora oggi un mito per tanta parte del mondo delle palestre: l’albanese era già dentro per una storia di cocaina e anabolizzanti, condita dal possesso di una pistola risultata rubata anni fa a Francavilla, effetto collaterale dell’aggressione dal momento che droga e arma sono saltate fuori nel corso di una perquisizione dei carabinieri.

Circuito interno

Cosa è accaduto in quei tremendi secondi del 27 luglio nella palestra Audacia, un tempio per i body builder di Pescara e dintorni, è fin troppo chiaro in base alle immagini del circuito interno. Sono le 15,30 di un giorno particolarmente afoso, tra bilancieri e macchine si aggirano pochi irriducibili. Alessia è nel fondo della sala; a un certo punto Edi Xhafa la raggiunge, facendosi largo a spintoni tra i presenti, e la centra con un primo pugno al volto. È un ko immediato al quale seguono calci contro la ragazza a terra, un crescendo che culmina con il lancio di una barra di ferro, normalmente utilizzata per allenare i muscoli dorsali, che Alessia evita per miracolo, riuscendo a barricarsi nel locale cucina. Le grida di aiuto sono disperate.

Meno netto, nonostante i progressi delle indagini e il punto fermo dell’arresto, è il contesto dell’aggressione. La voce che vuole i due legati da un rapporto malato, lei fortemente presa, lui visceralmente geloso, si scontra con la versione ufficiale dei carabinieri, che parlano di un corteggiamento insistente da parte dell’albanese, mai corrisposto dalla ragazza. Non spiega fino in fondo la determinazione a non sporgere denuncia, anche se a cose fatte, via Facebook, Xhafa è stato esplicito con i presenti: «Se mi denunciate vi ammazzo». 

Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 18:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA