Pescara, il segretario Prc Acerbo racconta l'odissea per il Covid: «Sono vivo grazie ai medici»

Domenica 27 Settembre 2020 di Paolo Vercesi
Pescara, il segretario Prc Acerbo racconta l'odissea per il Covid: «Sono vivo grazie ai medici»

«Adesso lo posso dire, me la sono vista davvero brutta e devo la vita allo staff medico che con bravura e tempestività mi ha messo al riparo dal rischio di trombosi con Tac, angiotac e anticoagulanti. Mi fosse capitato a marzo, non so se avrei avuto la stessa fortuna». Così Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, racconta la sua odissea di paziente Covid dal letto dell’ospedale di Pescara, dove è ricoverato da giorni. «Altro che influenza, questo è un male che fa soffrire e quando in tivù sento parlare di riapertura degli stadi penso che farlo sarebbe una vera follia» dice con la consapevolezza della gravità delle conseguenze.

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Il timbro di voce è buono e tutto sommato anche il morale: «Spero di poter uscire tra qualche giorno, ma in ogni caso dovrò restare in isolamento a casa perché sono risultato ancora positivo all’ultimo tampone, e comunque dovrò seguire un ciclo di terapie ancora per almeno un mesetto ovvero finché non avrò un doppio tampone negativo». Acerbo era impegnato nella campagna per il No al referendum e dall’Abruzzo si era spostato per mezza Italia quando è risultato contagiato. «All’improvviso, rapidamente mi è salita la febbre a 39 ed è comparsa la tosse. Quando “Tati”, mia moglie, ha verificato che non percepivo più odori e sapori ho avuto purtroppo la conferma che si trattava di Covid e mi sono subito rivolto al Pronto soccorso. E’ qui, come mi ha spiegato il dottor Giustino Parruti, che medici e infermieri sono stati bravi a scongiurare conseguenze che avrebbero potuto essere per me fatali. Rischi - aggiunge Acerbo - che non immaginavo di correre, leggendo di Coronavirus».

Sapere che nessuno tra quanti gli sono stati vicino nei giorni prima del ricovero sia risultato positivo lo conforta: «Una buona notizia che un po’ mi ha sorpreso. Marco Fars, che mi ha accompagnato in auto a casa da Avezzano e anche mia moglie Tatiana l’hanno scampata, come pure quelli che ho incontrato nella campagna referendaria - racconta Acerbo -. Questo mi fa pensare di aver contratto il virus in altri ambienti, forse durante i viaggi, e comunque ho sempre indossato la mascherina». Per la prima volta in vita sua Acerbo ha votato al seggio dell’ospedale: «Un’esperienza che mi mancava, ma peggio è stato vedere i risultati del referendum» dice sconsolato.

Ma rieccolo a parlare della malattia: «Su Facebook ho postato la foto mentre mi sottopongo a emogasanalisi arteriosa, terapia per me molto dolorosa. L’ho fatto per invitare tutti a non sottovalutare i rischi di contagio e quindi a proteggersi e a non dare retta a chi in televisione o sul web nega la gravità della situazione: tra l’altro l’impennata di contagi rischia di determinare una nuova emergenza ed esorto Marsilio e la Regione a far sì che ci siano abbastanza posti letto» commenta il leader di Rifondazione, sorretto in questi giorni da una valanga di messaggi di solidarietà: «Mi hanno chiamato in tanti, dal sindaco Masci a Bertinotti, ringrazio tutti, mi hanno dato forza».
Inevitabile un commento sul nuovo ospedale Covid di Pescara: «I medici sono tutti co.co.co., infermieri e Oss sono presi tramite Manpower e questo è un po’ avvilente. Vedo giovani molto preparati e motivati che ci mettono grande impegno e sono sempre sorridenti: positivi sì, ma di spirito. Meriterebbero contratti decenti». Battaglie che Acerbo riprenderà non appena si sarà ripreso: «Sì, ma intanto mi hanno raccomandato di stare buono».

Ultimo aggiornamento: 22:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA