Chieti, call center del sesso: tre arresti

Mercoledì 27 Novembre 2019
Chieti, call center del sesso: tre arresti
Call center della prostituzione con tariffari e prestazioni a ogni ora della gionata. Ieri sera i carabinieri della sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Pescara hanno arrestato una donna di 49 anni e un uomo di 52, entrambi cinesi e con dimora a Chieti Scalo, e un altro cinese 60enne, domiciliato a Modena. Le accuse sono pesanti: favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione di giovani connazionali. Dopo mesi di indagini i carabinieri sono riusciti a documentare  il giro d'affari dei tre cinesi. I primi due reperivano appartamenti in varie località di Pescara, San Benedetto del Tronto, San Salvo e Sulmona, con l'aiuto di persone compiacenti che si fingevano intestatari dei contratti in veste di affittuari. Invece gli appartamenti venivano occupati da ragazze che si prostituivano. Su vari siti internet venivano pubblicizzati gli incontri e indicate le utenze da contattare. Le telefonate non arrivavano direttamente alle ragazze, ma a una sorta di call center gestito dai due cinesi di Chieti Scalo, che subito dopo, su un'altra utenza telefonica contattavano la ragazza presente nel luogo che interessava al cliente per avvertirla della prestazione richiesta, fornendole indicazioni sui prezzi e tenendo il conto dei guadagni da dividere al 50 pe rcento con ciascuna ragazza.

Oltre al 50 per cento, venivano decurtate le spese affrontate per ogni ragazza - vere e proprie schiave del sesso - a titolo di alimenti, farmaci e il resto che era necessario per loro, forniti in occasione delle visite programmate per la riscossione di quanto guadagnato. L'altro cinese, arrestato a Modena con l'accusa di favoreggiamento aggravato della prostituzione, è risultato dal 2015 al 2019 locatario di ben 21 immobili in vari comuni del centro-nord Italia, nonché amministratore di due società e titolare di un'impresa individuale relativa al settore dei massaggi. Inoltre dal 2011 l'uomo è risultato saltuariamente assunto in varie società gestite da cinesi, ma con retribuzioni non pertinenti con il costo degli affitti dei 21 appartamenti. Tra gli indizi a carico dei tre cinesi, ci sono numerose dichiarazioni di clienti occasionali che, attraverso gli annunci sui siti di incontri, contattavano i numeri ai quali rispondevano i gestori del giro di prostituzione, smistandoli nei vari appartamenti. Al termine della prestazione, le ragazze avevano l'obbligo di chiamare i gestori per confermare di averla eseguita, dichiarando il quanto ricevuto dal cliente per poterne ricevere subito dopo un altro.

Secondo quanto appurato alle indagini, le schieve del sesso negli appartamenti non avrebbero autonomia né di tempo né logistica: per andare a dormire, uscire per problemi di salute, effettuare ricariche telefoniche o comprare generi alimentari erano obbligate a chiedere l'autorizzazione agli accusati. Le donne non avrebbero avuto autonomia nemmeno di gestire le prestazioni individuate in base al prezzo, e lavoravano - secondo quando accertato dai carabinieri - per l'intero arco della giornata, con uno stop di una o due ore di notte, poi alle 7 del mattino la loro drammatica giornata ricominciava. Parte del denaro che i gestori incassavano veniva inviato in Cina in occasione di viaggi di loro parenti o conoscenti, ai quali affidavano anche costosi Rolex e gioielli che acquistavano. La parte più consistente delle somme invece veniva affidata a soggetti che accreditavano il controvalore in Cina nella valuta locale, al netto delle commissioni. In definitiva è emerso che il giro di prostituzione è più ampio rispetto a quanto tracciato dall'attività investigativa - durata circa 5 mesi - investendo altre aree geografiche con un ricco giro d'affari. I tre arrestati sono stati portati nelle case circondariali di Chieti, Pescara e Modena.   Ultimo aggiornamento: 14:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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