​Al parco o in centro storico per i giovani protezioni-tabù

Domenica 24 Maggio 2020 di Antonella Calcagni
Giovani senza mascherina la parco
Mascherina sotto il mento, penzolante da un orecchio, sulla fronte, peggio: in mano, oppure nello zaino. Un rapporto “disturbato” quello che i teenager aquilani hanno con la protezione anti-Covid, oggetto dello stesso odio della maglietta della salute o del casco del motorino (ma qui parliamo della precedente generazione).

ome conciliare, del resto, il lucidalabbra fashion con la mascherina? Relativo anche il concetto di distanziamento sociale che quasi nessuno rispetta. A una settimana scarsa dalla riapertura, il centro storico e i parchi sono tornati a popolarsi di ragazzi, riuniti in crocchi, stretti stretti. Si baciano, si danno la mano. Le coppie sono tornate anche ad appartarsi nelle “nicchiette” di San Bernardino. Come se il Covid non ci fosse mai stato.

In base ad una sommaria osservazione effettuata nell’ora della passeggiata, almeno il 50% dei ragazzi non indossava la mascherina. Stesso copione lungo il Corso, al parco del Castello, al parco del Sole. La situazione ha preoccupato anche il prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco che ha fatto appello al senso civico dei ragazzi ritenendo «importante un’opera di informazione e sensibilizzazione, soprattutto rivolta ai giovani, con adeguate azioni di comunicazione e divulgazione delle regole, per la condivisione di modelli di comportamento virtuosi e rispettosi delle norme vigenti». Infatti, la repressione e i blitz da soli non bastano.

Occorre assolutamente il coinvolgimento delle famiglie e della scuola quando si potrà tornare sui banchi. Si ha la sensazione che molti adolescenti non abbiamo compreso appieno i rischi cui si va incontro. Portare la mascherina non è da figo, pensano i no-mask. Punto e basta. 

Bisognerebbe lavorare dunque proprio su questo aspetto per convincere i ragazzi del contrario. Altrimenti sarà assolutamente inutile preoccuparci sin da ora su come garantire il distanziamento e la sicurezza alla ripresa dell’anno scolastico. A cosa serve sdoppiare le classi, separare gli ingressi, scaglionare gli orari, se poi una volta usciti dal portone dell’edificio scolastico si torna a stare “appiccicati” in centro? Si consideri inoltre che L’Aquila ha una immunità pari a zero in quanto il virus non è praticamente arrivato dentro le mura della città.

on si può certamente impedire ai ragazzi di tornare ad incontrarsi, è stato fin troppo doloroso tenerli reclusi in casa per oltre due mesi. Si può tuttavia, come famiglie, attuare delle strategie di controllo, del resto ogni genitore sa come persuadere il proprio figlio. Non è semplice spiegare e far interiorizzare a un adolescente le conseguenze e l’eventuale pericolo che comporta il non rispetto delle misure di prevenzione.

Gli adolescenti hanno fisiologicamente una bassa percezione del rischio, credono di essere invincibili, per un ottimismo irrealistico o per un preponderante senso di appartenenza al gruppo, fino ad arrivare alla ricerca di sensazioni forti, cioè il piacere derivante da azioni pericolose o del rischio estremo come sfida.

Per persuadere l’adolescente a seguire una condotta adeguata è opportuno porre l’accento su possibili effetti che interessano direttamente il giovane, come per esempio in questo caso scongiurare l’eventualità di ritornare a stare chiusi in casa o evitare di contagiarsi e a propria volta contagiare. Si tratta di una rivoluzione delle abitudini, delle modalità di comunicazione, difficili da scardinare.

Per questa ragione il patto deve essere sinergico e suggellato fra le forze dell’ordine, le famiglie, la scuola e gli stessi adolescenti. Una rivoluzione che non può essere compiuta in un giorno, purtroppo. Ma di tempo non ce n’è e non ci si può permettere passi falsi. Tornando al centro storico della città, tutto sarebbe più semplice se fosse già attivo il servizio di telecontrollo. 

Antonella Calcagni Ultimo aggiornamento: 27 Maggio, 19:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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