La storia di Luigi morto a Dachau

Martedì 7 Ottobre 2014

SAN VITO - La passione di uno storico e la tesina di maturità di un giovane, fanno riemergere dalle nebbie del tempo la storia del sanvitese Luigi Bagato che morì in un lager nazista nella Seconda guerra mondiale. A dare il via alla ricerca storica è stata una sanvitese di ritorno da un viaggio a Dachau: guardando tra i reperti si è accorta di un documento appartenente a un certo Luigi Bagato residente a San Vito. Una scoperta raccontata poi su Facebook, quindi letta da Roberto Gargiulo, appassionato di storia che a San Vito gestisce una cartolibreria. Aiutandosi anche con le notizie raccolte dal giovane Nicolò Sclippa, che ne ha fatto l'argomento della sua tesina di maturità, si è scoperto che Luigi Bagato era nato nel 1924, terzo di sei fratelli, da una famiglia emigrata in Francia. «Secondo notizie ufficiose - racconta Gargiulo -, nonostante la giovane età, si era accostato alla Resistenza e proprio durante un'attività di volantinaggio clandestino sarebbe stato notato e quindi arrestato». Passò solo qualche giorno nel carcere sanvitese, poi venne trasferito nelle prigioni di via Spalato a Udine e da qui sarebbe stato internato a Dachau. Non rivide più la sua San Vito, ma i suoi resti mortali non riposerebbero a Dachau. «Il giovane venne incluso in un "Transport" destinato a Neuengamme, un lager della Germania nei pressi di Amburgo». Qui vennero deportati circa 106mila prigionieri, di cui 55mila non fecero più ritorno. Un luogo dove i deportati furono oggetto dei primi esperimenti di "eliminazione di massa" con l'uso del gas Zyklon B (poi impiegato ad Auschwitz), divenendo anche cavie per le sadiche pratiche cliniche (con il bacillo della tubercolosi) del dottor Kurt Heissmeyer delle SS. «Luigi fu purtroppo uno di quei 55mila, un "sommerso" quindi o "disperso" se preferite, così registrato nei documenti del lager in data 16 gennaio 1945». A distanza di quasi sessant'anni, un viaggio e una ricerca sono diventati così strumento per onorare la memoria di Luigi Bagato e di tutti i giovani, sanvitesi o meno, che «un tempo non molto lontano, hanno saputo credere in un ideale e morire per esso».
Emanuele Minca

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