Aspide, dedita all'usura con sede a Selvazzano e i finanzieri Catapano

Sabato 20 Dicembre 2014
Sono due i casi più eclatanti che hanno coinvolto il territorio padovano, portando alla ribalta gli intrecci tra mondo economico e infiltrazioni mafiose.
IL CASO ASPIDE
Il caso più clamoroso risale al 2011, con la scoperta della società Aspide srl di Selvazzano Dentro, un'associazione a delinquere di stampo mafioso a scopo di usura. Condannati gli imprenditori Johnny Giuriati, Marzio Casarotto ed Alberto Parisi. Secondo l'accusa gli imputati facevano parte di una banda legata al clan camorristico dei Casalesi di Casal di Principe. La banda aveva scelto di installarsi nel Nordest e proprio a Padova aveva costituito la sua società di copertura: l'Aspide srl, con sede in via Lisbona a Selvazzano Dentro, ufficialmente specializzata in security e recupero credito, in realtà dedita a prestiti a strozzo. Prendeva nella sua rete gli imprenditori che volevano sbarazzarsi delle aziende in crisi e piene di debiti. Titolare della Aspide e capo dell'organizzazione era Mario Crisci, napoletano di 33 anni conosciuto come "o' dottore". Dietro la facciata di società finanziaria si nascondeva la banda di strozzini nella cui rete sono caduti 132 imprenditori costretti a chiedere prestiti. Danaro il cui tasso di interesse raggiungeva il 15 per cento su base mensile e che ben presto gli imprenditori non riuscivano a restituire. La banda convinceva i morosi con pestaggi e minacce, quando non erano più in grado di pagare le proprietà degli imprenditori passavano agli strozzini che le svuotavano e le rivendevano.
IL CLAN CATAPANO
Di un anno dopo, nel 2012, è il caso Catapano. Caso Catapano, arresti ordinanze gip tribunale Padova Il "Gruppo Catapano", con sedi a Milano e Napoli, era costituito da una serie di società operanti nei settori della finanza, consulenza aziendale, editoria, compravendite immobiliari e merchant banking, facenti capo ai fratelli Giuseppe e Carmine Vincenzo Catapano e a Gerardo Antonio Catapano, figlio di Giuseppe. Secondo quanto riscontrato dagli inquirenti, la famiglia Catapano, in associazione con altre persone riconducibili ai clan camorristici “Gionta” di Torre Annunziata e “La Torre” di Mondragone, offriva una sorta di “prestazione di servizio” a titolari ed amministratori di società padovane e venete in difficoltà finanziaria o sull'orlo del fallimento. Le aiutava quindi nel rapido svuotamento dell'attivo patrimoniale (costituito perlopiù da beni mobili, valori, terreni edificabili e crediti), fatto confluire in società, soprattutto estere, create ad hoc. Oppure interveniva nella cessione dell'azienda ormai svuotata (con i debiti verso fornitori e verso l'erario) a società non operative, aventi sedi fittizie e rappresentate da prestanomi, vanificando, in tal modo, sia le pretese dei creditori sia la procedura di riscossione coattiva delle imposte iscritte a ruolo in capo all'azienda debitrice, per importi anche considerevoli. Infine forniva il servizio di distruzione della documentazione amministrativo-contabile della società, rendendone impossibile la ricostruzione del volume d'affari.