Il rientro dei capitali dall'estero unica speranza per tagliare le tasse

Lunedì 6 Ottobre 2014
ROMA - Non resta che sperare nella «voluntary discolsure», il rientro dei capitali dall'estero. Se non arriveranno i 5 miliardi ai quali il governo punta con la regolarizzazione dei fondi illecitamente detenuti dagli italiani nei caveau svizzeri e negli altri paradisi fiscali, il fondo per il taglio delle tasse rischia di rimanere vuoto, o quasi. Almeno se si guarda ai soldi che dovrebbero arrivare dalla lotta all'evasione per essere restituiti ai contribuenti onesti, come previsto da una norma inserita dal governo Letta nella legge di stabilità dello scorso anno e confermata da Matteo Renzi con il decreto che ha introdotto il bonus fiscale da 80 euro. Il conteggio esatto di quante risorse recuperate dalla caccia agli evasori dovranno essere versate nel fondo taglia-tasse, è contenuta nella nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza, appena approvato dal governo. Il conteggio è abbastanza articolato. Quasi bizantino. Ai contribuenti onesti, infatti, non vengono restituiti tutti i soldi recuperati dall'Agenzia delle entrate, ma soltanto quelli considerati come incassi «permanenti». Cosa si intende per incassi permanenti è presto detto. Si tratta della differenza tra le maggiori risorse che si prevede di incassare rispetto sia a quelle iscritte nel bilancio in corso che a quelle effettivamente incassate l'anno precedente. Il risultato di questo complicato conteggio contenuto nella nota di aggiornamento del Def è di 313 milioni di euro. Come ci si arriva? Il governo, innanzitutto, prende in considerazione gli incassi effettivi da lotta all'evasione realizzati nel 2013. Si tratta di 10,7 miliardi di euro circa. Poi effettua una stima di quelli che sono i proventi che ragionevolmente l'Agenzia delle Entrate riuscirà ad ottenere quest'anno. Da gennaio ad agosto, spiega la nota di aggiornamento del Def, gli incassi totali sono stati circa 7 miliardi di euro (6,983 per l'esattezza). Nella parte restante dell'anno, da settembre a dicembre, il documento prevede che saranno incassati altri 4,018 miliardi di euro, in pratica un miliardo al mese.
Dunque, a conti fatti, alla fine dell'anno dalla lotta all'evasione nelle casse del Fisco dovrebbero arrivare in tutto 11 miliardi di euro. A questi vanno sottratti i 10,7 miliardi circa del 2013. Fanno, appunto, 300 milioni e rotti. «Tale ultimo importo», si legge nel documento del governo, «rappresenta l'ammontare di risorse da iscrivere, limitatamente al primo anno del triennio 2015-2017, nello Stato di prevIsione delle entrate e, contestualmente, nel fondo per la riduzione della pressione fiscale». Un importo, come detto, decisamente basso. Anche considerando che il decreto che ha introdotto il bonus degli 80 euro voluto dal governo Renzi, aveva quantificato in almeno 2 miliardi di euro il gettito minimo aggiuntivo da iscrivere a bilancio nel 2015 dalla lotta all'evasione fiscale per rifinanziare lo sgravio fiscale concesso ai lavoratori dipendenti. Insomma, a meno che nell'ultima parte dell'anno il recupero dell'evasione non acceleri esponenzialmente, potrebbe essere difficile centrare l'obiettivo. Nel fondo, tuttavia, come detto, confluiranno anche le entrate una tantum derivanti dal contrasto all'evasione, come le misure per il rientro dei capitali dall'estero che hanno appena ripreso l'iter alla Camera dopo l'accordo sull'introduzione del reato di autoriciclaggio.
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