Difficile che Tosi si dimentichi di lui: Roberto Marcato, 46 anni, presidente del

Difficile che Tosi si dimentichi di lui: Roberto Marcato, 46 anni, presidente del Consiglio comunale di Padova e "grande elettore" del sindaco Bitonci, è stato, nella Liga Veneta, un cardineell'opposizione a Flavio Tosi. Perchè in questa vicenda non c'è nessuna lite tra Tosi e Zaia, non ci sono due galletti veneti che sbaruffano e un lumbard che impone la pace. C'è semplicemente un segretario della Liga Veneta eletto sull'onda di grandi speranze, che aveva in mano il partito, e l'ha perso.
Roberto Marcato, quando Tosi fu eletto segretario, la minoranza fu conciliante. Perché le cose sono cambiate?
«In questi mesi ho condiviso con centinaia di militanti il crescente, profondo disagio per le politiche di Tosi, dovuto alle espulsioni di massa, ai commissariamenti, alle raffiche di provvedimenti disciplinari irrogati a dirigenti e anche a semplici militanti. Ricordo le 34 espulsioni per i fischi di Pontida, ricordo il caso della sezione di Venezia. Una violenza ai militanti, cui veniva imposta disciplina ferrea, mentre il segretario del partito poteva permettersi ogni cosa».
Per esempio, la Fondazione.
«Il disagio è aumentato quando il segretario della Liga, anziché dedicarsi anima e corpo al partito, ha creato un'altra organizzazione politica, che mostra obiettivi e valori diversi. A far scoppiare la bomba è stata la minaccia di Tosi di scendere in campo contro Zaia. Come poteva pretendere, dopo questa minaccia, di essere lui a decidere le liste di Zaia? Quando ci furono le elezioni a Verona, nessuno impose i candidati a Tosi. Né li hanno imposti a Padova, a Bitonci. Non s'è mai visto che uno fa il presidente e a decidere gli eletti è un altro.
Tosi dice: non mi sono mai messo contro Zaia.
«Ma non è vero. Il presidente è uno solo, quindi se uno minaccia di candidarsi, è per forza contro Zaia. Non prendiamoci in giro!»
Tosi dice: violata l'autonomia, Milano s'è intromessa nel Veneto.
«C'è un livello federale, che ha sede a Milano. Tosi ci andò per ottenere garanzie di carriera personale: il patto che sarebbe stato tradito, la promessa che lui sarebbe stato il candidato premier, è andato a farlo a Milano. Quindi se Milano gli va bene quando c'è il sole, gli va bene anche quando piove. Siamo stati noi, noi della Liga Veneta, espressione di una minoranza diventata maggioranza nel partito per gli errori di Tosi, a chiedere, a imporre che le liste siano formate da un garante di tutti. Se Milano avesse voluto intromettersi, lo avrebbe fatto ben prima. Invece a Tosi è stato permesso di fare cose che a nessun altro sono state concesse, e Milano non ha mai battuto ciglio».
E Tosi adesso?
«Io spero che si ravveda, che sciolga la sua Fondazione, che faccia il leghista con le idee e con il cuore.
E i tosiani? Ora cominceranno epurazioni di segno contrario?
«Non voglio neppure immaginarlo: gli amici di Tosi che sceglieranno la Fondazione usciranno dal partito di loro volontà, ma chi sceglie di restare non può essere toccato solo perché ha condiviso un percorso con Flavio. La stagione delle mannaie è finita. E deve riaprirsi una porta anche per le legioni di espulsi da Tosi: la casa dei leghisti è la Lega, l'iscritto va ascoltato, non punito. La stagione delle mannaie è finita, ed è finita per tutti».
Alvise Fontanella

© riproduzione riservata

Mercoledì 4 Marzo 2015, 04:43






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