Bonus anche per gli autonomi

Bonus anche per gli autonomi
La proposta è arrivata sul tavolo del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. La firma in calce è quella di Enrico Zanetti, sottosegretario dello stesso ministero che l'ha presentata come uno dei contributi principali di tutto il suo partito, Scelta Civica, per la legge di stabilità. L'idea è semplice: una misura che permetta ai lavoratori autonomi sotto un certo reddito di avere un bonus in qualche modo paragonabile agli 80 euro garantiti dal governo Renzi ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 26 mila euro. In che modo dovrebbe essere strutturato questo bonus? Il meccanismo è semplice. Già oggi esiste per i lavoratori autonomi un regime cosiddetto «dei minimi». Tutti coloro che hanno un'età fino a 35 anni e producono un reddito fino a 30 mila euro l'anno, sono esclusi per cinque anni dal pagamento dell'Irap e sono tenuti a versare all'erario soltanto una quota di Irpef pari al 5% del reddito. Una sorta di «flat tax» molto apprezzata dall'universo degli autonomi ma che ha, come detto, molti vincoli. La proposta preparata da Zanetti prevede tre ipotesi. La prima, quella più soft, consisterebbe nell'eliminazione del vincolo dei 35 anni. La flat tax, insomma, si applicherebbe a tutti gli autonomi con reddito fino a 30 mila euro. La seconda ipotesi, invece, sarebbe quella di alzare il tetto di reddito tra 30 mila a 50 mila euro. Mentre la terza ipotesi, quella più spinta, prevederebbe l'applicazione di entrambe le misure: cancellazione del vincolo dell'età e innalzamento del reddito. Ognuna di queste misure, secondo i calcoli effettuati dal Dipartimento delle finanze, ha ovviamente dei costi diversi per le casse dello Stato: dai 100 milioni circa della prima ipotesi, ai quasi 600 milioni di euro della versione con la doppia modifica dei tetti. «I costi non sono inaccessibili», spiega Zanetti, «e si tratterebbe di un intervento in grado di lanciare un segnale di attenzione concreta nei confronti dei piccoli lavoratori autonomi, quelli per intenderci», aggiunge il sottosegretario, «sono spesso i più precari tra i precari».
Oggi ci sarà un vertice con Padoan a via XX settembre per fare il punto sull'iter della manovra. Palazzo Chigi e ministero dell'Economia cercano di stringere i tempi in vista del 1° ottobre, data in cui sarà reso noto l'aggiornamento del documento di economia e finanza (Def) e soprattutto del 15, che è la scadenza per la legge di Stabilità. Quest'anno i ritmi di lavoro sono resi ancora più serrati dalla necessità di correggere in corsa i dati, dopo la revisione operata dall'Istat in base allo standard Sec 2010; per di più è previsto il debutto dell'ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che dovrà validare i numeri da inviare a Bruxelles. Come ha spiegato ieri il presidente del nuovo organismo, Giuseppe Pisauro, l'aggiornamento del Def conterrà quest'anno anche un quadro programmatico dettagliato, accanto al tendenziale: vi si potranno leggere gli effetti finanziari delle misure che il governo prenderà.
Tra queste potrebbe figurare anche un'operazione ambiziosa, che tuttavia presenta varie difficoltà: il dirottamento nella busta paga dei lavoratori (perché lo riversino in consumi) del 50% del Tfr maturando, mentre l'altra metà resterebbe alle aziende. I nodi sono appunto la necessità di compensazione per le aziende, che si vedrebbero privare di liquidità, ed il trattamento fiscale del flusso delle liquidazioni. Un problema si aprirebbe anche per lo Stato che attualmente riceve in un fondo presso l'Inps i versamenti dei lavoratori che - nelle aziende sopra i 50 addetti - hanno scelto di non spostare la liquidazione nel proprio fondo di previdenza integrativa. Lasciare il Tfr nelle tasche dei lavoratori non sarebbe gratis per le casse dello Stato, ma potrebbe costare fino a 10 miliardi.
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Giovedì 25 Settembre 2014, 05:11






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