Inchiesta sul Mose: perquisita la Palladio,
il salotto buono della finanza triveneta

Roberto Meneguzzo, fondatore di Palladio, e Piergiorgio Baita

di Monica Andolfatto

VENEZIA - Contratti, pc anche portatili, materiale documentale cartaceo e informatico. Ci vorranno parecchie settimane ai militari delle Fiamme Gialle per passare al setaccio quanto acquisito negli uffici della Palladio Finanziaria spa, salotto buono della finanza non solo veneta ma dell’intero Nordest, protagonista di partite finanziarie importanti come quella di Fonsai o di Generali. A disporre il decreto di perquisizione nella sede "madre" a Vicenza e in quella staccata a Milano, è stato il sostituto procuratore lagunare, Paola Tonini, titolare dell’inchiesta che ha travolto il Consorzio Venezia Nuova con l’arresto, fra gli altri, del suo creatore, l’ingegnere Giovanni Mazzacurati, dimessosi dalla carica di presidente appena una decina di giorni prima dell’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare nei confronti anche di altre 13 persone, sei ai domiciliari come il "capo supremo" e 7 con obbligo di dimora.



Cosa c’entra la holding amministrata dal fondatore, il vicentino Roberto Meneguzzo, e da Giorgio Drago, con Cvn, concessionario unico per le opere di salvaguardia della laguna, in primis del Mose, il progetto di dighe mobili contro l’acqua alta, del costo, a regime, di sei miliardi e mezzo di euro? Da quanto emerso la pm Tonini, che contesta il reato di turbativa d’asta in merito a un appalto da 12 milioni e mezzo di euro indetto dall’Autorità portuale, vuole scandagliare le consulenze, i finanziamenti, i contributi assegnati da Cvn a società o persone fisiche.



E su questo sfondo si può presumere che Palladio Finanziaria abbia più volte incrociato i propri interessi o quelli di soci e partecipate, con Cvn il moloch veneziano in grado di drenare e gestire, con una grossa percentuale di discrezionalità, i miliardi stanziati dallo Stato attraverso la Legge speciale per Venezia. Gli intrecci, del resto, sono molto fitti e contigui. Perché Palladio Finanziaria che, attraverso Ferak e poi Effeti è anche azionista di peso di Generali con il 2,2%, nella città della Serenissima ha legami molto forti con Est Capital, ovvero la sgr che ha importanti progetti al Lido di Venezia, dalla riqualificazione degli hotel Excelsior e Des Bains all' Ospedale al Mare, un’operazione, quest'ultima, da 55 milioni di euro con l'obiettivo di costruire una darsena con posti barca e per la quale ha già versato nelle casse di Ca’ Farsetti rate per 32 milioni.



Ebbene Est Capital, che non è direttamente coinvolta nelle indagini, ha tra i suoi principali azionisti con il 20%, Eta Finance Spa che fa capo a Palladio Finanziaria per il 70% e a Veneto Banca per il restante 30%. Non solo: a Est Capital fa capo Real Venice II, uno dei fondi immobiliari impegnati nei progetti al Lido le cui quote sono state sottoscritte in maggioranza da tre aziende consorziate in Cvn per la costruzione del Mose: Grandi Lavori Fincosit, Condotte e quella Mantovani finita nell’occhio del ciclone lo scorso marzo, sempre nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Venezia stavolta coordinata dal pm Stefano Ancilotto, con l’arresto del patron Piergiorgio Baita accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.



Mantovani peraltro è stata spesso al fianco di Palladio in importanti operazioni immobiliari, per esempio nella Summano sanità, la società che guidato la costruzione dell'ospedale di Thiene. A condurre le indagini tanto su Cvn che su Baita, sono gli stessi finanzieri, guidati dal colonnello Renzo Nisi, che hanno perquisito anche l’abitazione in Contrà Zanella a Vicenza di Meneguzzo - che non è indagato - e il suo domicilio all’Excelsior, prestigioso hotel del Lido, che fa parte della galassia Est Capital.
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Venerdì 19 Luglio 2013, 09:28






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