Imprenditore 60enne si impicca in azienda
«Ditte non pagavano, vittima della crisi»

La zona di Noventa dove è stato trovato il corpo (PhotoJournalist)

di Fabrizio Cibin

VENEZIA - «Erano ormai quattro, cinque mesi che alla sera mi raccontava delle difficoltà dovute al fatto che i clienti non lo pagavano. Per lui era diventata una ossessione». Sergio Basso era diventato ormai una sorta di confessore, oltre che un vicino d’azienda, per Ivano Polita, l’artigiano che si è tolto la vita ieri nella sua azienda di Noventa di Piavein crisi di liquidità.



Capitava di frequente, come lui stesso ha riferito, di fermarsi a chiaccherare dopo la chiusura serale e sentire il falegname lamentarsi delle difficoltà che stava incontrando a causa di una crisi che aveva coinvolto anche lui, anche se in modo indiretto: il lavoro c’era, ma i clienti non pagavano.



Una situazione che sembra partire da lontano, come ricorda anche il sindaco Alessandro Nardese. «Conoscevo Ivano fin da bambino, avevamo trascorso l’infanzia insieme. L’ultima volta che l'ho visto, o che comunque ho avuto l’occasione per fermarmi a parlare un po’ con lui, era un paio di anni fa, praticamente nel momento in cui l’economia ha cominciato a risentire della crisi, anche nel nostro territorio; e lui mi aveva parlato del fatto che aveva iniziato ad avere delle difficoltà dovute a questa situazione. Non posso dire che se sia stato questo l’elemento scatenante di quanto accaduto, ma certo me ne aveva parlato. Sono rimasto sconvolto quando ho appreso la notizia».



Forse quello era già un segnale di una preoccupazione che stava montando e che è diventata sempre più reale, si è concretizzata, si è materializzata tanto quanto l’ammontare dei crediti che pare lamentasse da vari clienti. «Per lui era diventata una ossessione - ricorda ancora Sergio Basso - perchè Ivano era una bravissima persona, orgoglioso ed onesto. Piuttosto di venire da me per farsi fare dei lavori alla macchina e poi non poter pagare il lavoro, preferiva rinunciare al lavoro stesso». Polita e Basso erano vicini d’azienda: da una parte il piccolo capannone della falegnameria, dall’altra l’autofficina di Basso e del figlio.



Ieri mattina il corpo senza vita dell’artigiano è stato rinvenuto nell’ufficio dell’azienda; aveva usato una di quelle corde che solitamente vengono utilizzate per tenere legato il materiale di lavoro sul furgone. Sembra sia stato trovato un biglietto, nel quale ha scritto i motivi del suo gesto. E tra le parole usate ci sarebbe anche un riferimento alle difficoltà legate alla crisi. «Da qualche mese mi raccontava che le ditte non lo pagavano, che avanzava molti soldi e che temeva di non potere pagare i due operai. È sempre stato una brava persona, onesta. Per lui questa situazione era diventata una ossessione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Venerdì 9 Marzo 2012, 09:27






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