Crisi e licenziamenti: tre fratelli
senza lavoro e senza un tetto

Martedì 13 Gennaio 2015 di Luisa Giantin
Crisi e licenziamenti: tre fratelli senza lavoro e senza un tetto
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Senzatetto nel cuore di Mira: vivono della generosità di qualche conoscente, dormono in un garage semi abbandonato, e sono italiani. Sono tre fratelli, tra i 45 e i 49 anni, e incontrandoli si capisce subito, dal loro sguardo, che ne hfabris mira senza lavoro casaanno passate tante durante la loro vita e ancora faticano a risollevarsi. Passano la giornata separati, nei centri commerciali e in qualche bar: «Sono gentili - spiegano - e per un po’ ci ospitano».

Vivono di espedienti e della generosità di chi li conosce, poi quando inizia a far buio si dirigono tutti e tre verso un garage semiabbandonato a Mira Porte, per passarvi la notte. Non sono tre profughi arrivati dal Mediterraneo e sbarcati qualche settimana fa in Italia, non sono neppure extracomunitari che hanno lasciato tutto nella speranza di un futuro migliore. Solo tre fratelli nati e residenti a Mira Porte, ma ormai da più di qualche mese vivono senza fissa dimora.

STORIE PARALLELE

«Luca, Roberto e Albano Fabris - così si presentano. - I nomi li può pubblicare tanto a Mira ci conoscono e ormai di cosa dobbiamo vergognarci? Non abbiamo più nulla da perdere». Luca ha 47 anni, fino al 2013 lavorava in una ditta che faceva manutenzioni per la Zeolite. «Lavoravo lì dentro - spiega indicando la Recckit Benckiser di fronte alla chiesa di San Nicolò - poi la crisi, i licenziamenti e ora mi trovo senza lavoro. Ho fatto qualche piccolo lavoretto, ma non basta per vivere». Albano, il più giovane, ha lavorato in un paio di lavanderie della zona ma da due anni non ha un'occupazione fissa. Roberto invece si presenta con le stampelle. «Sono stato operato da poco all'anca - spiega - non potrei neppure stare fuori al freddo e invece non ho un posto dove stare. Io il lavoro ce l'ho, sono panettiere, ma sono in malattia da sei mesi e il mio titolare è anche lui in difficoltà, così non riesco a pagare l'affitto. All'Inps ho dato come indirizzo via del Comune, nelle ore in cui possono fare i controlli fiscali mi aggiro per il Comune, non si sa mai».

NATI A MIRA

I tre fratelli sono nati a Mira, abitavano con la famiglia nelle case Ater di piazza Vecchia, poi quando i genitori sono mancati hanno cercato di andare avanti da soli, ciascuno con il proprio lavoro ma sempre insieme. Per un po’ hanno preso una casa in affitto ma alla fine non riuscivano a sostenere le spese e sono stati sfrattati. «Per qualche anno siamo stati ospiti da un amico sempre qui a Mira - raccontano - lo aiutavamo nella conduzione della casa, poi anche lui è morto. Ora la sera andiamo in questo garage, non c'è luce, ma almeno possiamo stare al coperto con le coperte che qualcuno ci regala».

ESPEDIENTI

Luca, Roberto e Albano vivono grazie alla generosità altrui. «Ci conoscono in tanti a Mira e ci aiutano - spiega Luca - C’è chi ci regala i vestiti, poi qualche volta in parrocchia a San Pietro ci danno qualcosa da mangiare, cose secche come biscotti, tonno, scatolette, anche perché se ci regalassero della pasta non sapremmo dove scaldare l'acqua. Qualche amico viene con del pane, di rado ci invitano in casa per offrirci una minestra calda». Per difendersi dalle rigide temperature di questi giorni si rifugiano nei centri commerciali o nei bar. «Veramente sono pochi i bar - spiegano con un certo imbarazzo - alcuni sono gentili e ci permettono di usare il bagno ma poi, se non consumi, non è bello stare seduti senza prendere nulla. Per lavarci e andare in bagno è più complesso, qualche volta ci laviamo nel Naviglio ma ora fa freddo».

IL COMUNE

Albano è quello che più di altri tiene i rapporti con il Comune di Mira. «Le abbiamo tentate tutte - spiega - ma non siamo mai riusciti a ottenere un tetto dove stare. Due anni fa abbiamo presentato domanda per gli alloggi Ater, spiegando che eravamo senza fissa dimora, ma è stato un buco nell'acqua. In via Borromini ci sono ancora le case Ater occupate abusivamente. Ci abbiamo pensato, basta forzare la porta e collegarsi i fili, ma in Comune ci hanno detto che se lo facciamo anche noi poi perdiamo ogni diritto. Intanto però - commenta Albano - quelli vivono al caldo e noi per strada. Il Comune era disposto a pagare i primi due mesi di affitto se trovavamo un alloggio da qualche agenzia, ma appena proponiamo l'accordo i proprietari si rifiutano di firmare. Ci siamo rivolti anche alla Caritas di via Rescossa ma ci hanno detto che possono ospitare solo extracomunitari, e noi siamo italiani e di Mira». Il periodo buio per i tre fratelli non sembra avere mai fine. «Speriamo solo - commentano - di non fare la fine di quello che è morto di freddo in piazza San Nicolò qualche anno fa, lo conoscevamo anche».

Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio, 20:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA