Indipendenza, poche donazioni: il Veneto cancella il referendum

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Indipendenza,  poche donazioni  il Veneto cancella  il referendum

di Alda Vanzan

VENEZIA - Pietra tombale sul referendum per l’indipendenza del Veneto: dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge regionale del 2014 che istituiva la consultazione popolare, ieri la giunta regionale di Luca Zaia ha deliberato la restituzione dei fondi raccolti per sostenere il referendum. È l’ultimo atto di una vicenda che ha tenuto banco anni e adesso finisce definitivamente in archivio: non ci sarà nessun referendum, i veneti non diranno se vogliono o non vogliono staccarsi dall’Italia e quei pochi che hanno aperto il portafoglio per farsi carico delle spese ora avranno i soldi indietro.



Perché la vera bocciatura del referendum sull’indipendenza, più che dalla Consulta il cui verdetto era scontato, arriva dai veneti: su quasi 5 milioni di abitanti dalle Alpi alla laguna, solo 1.363 hanno donato una somma allo scopo di "spesare" il referendum. In tutto sono stati raccolti 114.914,88 euro. Ma il governatore Zaia precisa: «Avere restituito i contributi per l'indizione del referendum ai cittadini, non significa aver rinunciato all'idea. Era un atto dovuto, soprattutto a fronte delle richieste avanzate».



La legge era sta dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 118/2015. «Nonostante quel pronunciamento è stata sancita la legittimità della legge sulla consultazione e noi non abbiamo affatto abbassato la guardia - ricorda Zaia - abbiamo affidato, infatti, a un pool di costituzionalisti la valutazione e lo studio di nuove azioni, con riferimento anche al quadro giuridico nazionale e internazionale e, in particolare, alla storica contrapposizione fra il governo spagnolo e quello catalano».



«È evidente, lo ripeto, che per noi veneti quello della Catalogna resta un preciso punto di riferimento e un'esperienza fondamentale non foss'altro per una storia di indipendentismo che dura da 80 anni. L'unica realtà che è riuscita con successo a celebrare un referendum - conclude Zaia - resta la Scozia che, pur tuttavia, è arrivata a una consultazione ufficiale dopo una lunga e virtuosa storia di devolution e autonomia concesse dal governo britannico. A dimostrazione che i concetti di autonomia e di indipendenza non si contrappongono, ma si possono e si devono coniugare».



«Quanto ai fondi restituiti ricordo che la legge 15 prevedeva il finanziamento popolare (al contrario delle legge 16 sul referendum per l'autonomia) e che ciò fu stabilito sull'onda anche di un movimento d'opinione che andava sostenendo come sarebbe stati milioni i veneti e gli imprenditori disposti a contribuire alla causa. Imprenditori che a tutt'oggi sono a me sconosciuti e ignoti. Ricordo inoltre che il costo per lo svolgimento di un referendum consultivo in Veneto è di circa 14 milioni di euro».




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Venerdì 30 Ottobre 2015, 12:20






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5 di 202 commenti presenti
2015-11-05 15:06:00
O forse caro ruzante significa invece che la maggior parte dei veneti NON è secessionista.
2015-11-05 14:52:15
ruzante Mi dispiace ma il complottismo non aiuterà.
2015-11-05 14:45:39
Davvero non hai mai detto questo? Strano! Centinaia di commenti tuoi dimostrano il contrario!
2015-11-04 15:46:36
sul fatto del giornale non veneto, le do ragione, i tempi di Giorgio Lago ormai sono lontani...
2015-11-02 12:19:50
Gentile Franco-tv, anche io ho provato a risponderle più volte. Adesso provo ad effettuare un commento più concentrato. Mi sa dire cosa dovrei rispettare? La mia sensazione è che lei stia cercando di deviare il succo del discorso: lei chiede rispetto per i secessionisti e va bene, io invece chiedo rispetto da parte dei suddetti nei confronti degli abitanti delle altre regioni d'Italia. La invito a rileggere i commenti della maggior parte dei secessionisti che scrivono qui ed allora forse le sarà più chiaro chi dovrebbe rispettare chi. Buona giornata anche a lei.