Veneto indipendente, la Consulta
boccia il referendum consultivo

Veneto indipendente, la Consulta  boccia il referendum consultivo

di Paolo Francesconi

VENEZIA - Bocciato il referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto ("Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? Sì o no?"). Possibile invece quello per ottenere maggiori forme di autonomia, secondo il percorso indicato dall’articolo 116, su un elenco chiuso e dettagliato di materie (sia ripartite con lo Stato sia esclusive) tra cui l’istruzione, la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, dei beni culturali, l’organizzazione della giustizia di pace.

La Corte Costituzionale si è pronunciata ieri sulle due leggi regionali (le leggi 15 e 16 del 19 giugno 2014) accogliendo diversi punti del ricorso presentato dalla Presidenza del Consiglio e dichiarando in primo luogo l’illeggitimità del primo testo, quello "secessionista" rispetto all’articolo 5 «perchè non solo riguarda scelte fondamentali di livello costituzionale, come tali precluse ai referendum regionali, ma suggerisce sovvertimenti istituzionali radicalmente incompatibili con i fondamentali principi di unità e indivisibilità della Repubblica».

In secondo luogo la sentenza "salva" il quesito della legge 15 sulle «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» mentre non fa passare i quesiti referendari sull’autonomia fiscale e sull'ipotesi del passaggio della Regione tra quelle a statuto speciale.

Uno dei principali effetti politici della sentenza della Consulta è di rafforzare lo spazio politico a favore della Giunta Zaia e del Consiglio regionale per intavolare un negoziato con il governo nazionale su un lungo elenco di materie specifiche. È quest’ultima la vera novità della sentenza 188 di ieri: nelle due precedenti pronunce infatti la Consulta aveva sempre respinto la richiesta del Veneto di indire consultazioni popolari per reclamare ambiti di maggiore autonomia. Adesso invece la Consulta non solo concede che per ottenere forme di autonomia ulteriori rispetto alle attuali, le consultazioni popolari si possano indire, ma anzi suggerisce che possono dare «un particolare e importante atto di impulso politico a tale rivendicazione.

Il riconfermato governatore, Luca Zaia, inaugura così una nuova stagione, quella del negoziato. Tuttavia, procede con i piedi di piombo: «Stiamo approfondendo i contenuti - dice una nota - Al di là dell’ammissibilità dell’uno o dell’altro quesito, resta ferma la nostra volontà di difendere il diritto dei cittadini di esprimersi su entrambi i referendum consultivi, che sono e restano un ottimo esercizio di democrazia». Invece Alessio Morosin, leader di Indipendenza veneta (il cui intervento nel giudizio è stato dichiarato inammissibile con poche sbrigative righe), non si dichiara vinto: «C’è un passaggio inquietante nelle argomentazioni della Corte, quello in cui dice che "l’unità della Repubblica è uno degli elementi così essenziali dell’ordinamento da essere sottratti persino al potere di revisione costituzionale" e rimarca che "pluralismo e autonomia devono svilupparsi nella cornice dell’unica Repubblica". Affermazioni - sostiene Morosin - che esprimono paura del cambiamento. I giudici si ergono a sacerdoti della verità, si antepongono addirittura alla volontà popolare visto che dicono che nemmeno il Parlamento può modificare questo assetto da loro ritenuto eterno». Per voi indipendentisti è la fine del sogno? «No, la battaglia politica inizia adesso. Riproporremo la stessa legge bocciata ma riportandola alla sua versione iniziale, quella secondo cui il costo del referendum deve essere a carico del bilancio pubblico e non da coprire attraverso donazioni private». Altrettanto secca la replica di Gianclaudio Bressa, sottosegretario di Stato per gli Affari regionali: «Respinto il ridicolo referendum del Veneto. La Corte, con sentenza ineccepibile, impedisce la secessione di Zaia dal leader nazionale Salvini. Non so se questo sia apprezzato da loro due, sicuramente lo apprezza il Paese, che non si fa infiocchettare da simili corbellerie».
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Giovedì 25 Giugno 2015, 21:55






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5 di 43 commenti presenti
2015-06-30 17:20:37
Nessun commento, nessuna reazione o presa di posizione da parte di Zaia e della Lega, che qui da noi ha vinto le elezioni. Questo dimostra che sono solo dei traditori e che le tante promesse della campagna elettorale erano solo per racimolare più voti possibili. Con questa Lega non si va da nessuna parte, sono troppo impegnati ad accappararsi le poltrone con i loro pingui stipendi.
2015-06-29 16:10:07
Perfettamente d'accordo, ma anche da soli.
2015-06-29 14:36:57
Stravinceremo con una m!!
2015-06-29 08:17:05
Dispiace dirlo, relativamente ai morti e al dolore della prima guerra mondiale, ma saremmo stati meglio con l'Austria: più legalità e rispetto della collettività. Inoltre avremmo imparato il tedesco e sicuramente avremmo pure un buon inglese. L'economia marittima e turistica sarebbero migliori e burocrazia limitata.
2015-06-28 20:08:13
Indipendenza ADDIO.