Un centro per scoprire e aiutare
i piccoli geni incompresi in Veneto

Venerdì 21 Novembre 2014 di Daniela Boresi
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Sembrano diversi. Un po’ più annoiati, magari svogliati e scontrosi, con la testa perennemente sulle nuvole alla ricerca di qualcosa che scateni un po’ di adrenalina. La scuola proprio non li attrae, al punto tale che genitori e insegnanti spesso traggono la drammatica conclusione: questo ragazzino non è tagliato per lo studio. Nulla di più falso, sono sono plusdotati e vivono con disagio una condizione che non li stimola e non li appaga. É la solitudine del genio.



La storia ne è piena, da Picasso a Mozart, da Leopardi a Marie Curie. Così geniali e così fragili da richiedere un approccio diverso perché non vada rovinato quel meraviglioso dono di cui 8 bambini su 100 sono dotati: un cervello fuori ordinanza. Sono così delicati che un approccio sbagliato potrebbe avere un esito spiacevole, quello che gli esperti tecnicamente chiamano, "underachievement", cioè un rendimento inferiore alle attese.



E' facile trovare infatti, accanto ad un altissimo potenziale che li fa diventare diversi in alcuni campi, problemi di apprendimento che non li rendono riconoscibili ad un occhio inesperto.



Potenzialmente il Veneto dei piccoli geni è vasto, un paio di migliaia di bambini (alcuni riconosciuti altri no) che lottano con una mente più grande di loro. Una trentina ha già trovato un supporto, il problema maggiore resta infatti quello dell’identificazione: se un docente non è preparato a comprenderli rischiano l’esclusione. Se s’imbocca la strada giusta il mondo si spalanca.



E' il secondo anno consecutivo che la Regione ritiene di dare una chance a questi talenti precoci, offrendo loro un percorso diverso e adatto alle proprie capacità cognitive. Il "Talent gate", che verrà inaugurato a Vicenza martedì, è il contenitore dentro il quale i bambini delle scuole dell’infanzia delle primarie e secondarie che hanno una marcia in più potranno trovare la loro oasi di conoscenza.

Il talento è come una rapida, se ben incanalata crea energia, ed è per questo che gli interventi non devono riguardare solo il bambino ma anche tutto il mondo che gli sta attorno e che ha il non facile compito di aiutarlo a crescere e gestire la potenza del proprio cervello.



«Siamo stati la prima regione in Italia a credere in questi bambini e a creare per loro un percorso formativo diverso, più stimolante e adatto a quelle che sono le loro capacità. - spiega l’assessore regionale all’Istruzione e al Lavoro Elena Donazzan - Così abbiamo formato alcuni professori che potessero affiancare i bambini plusdotati, se non si hanno particolari competenze diventa davvero difficili seguirli negli studi». Il fine del progetto, che torva nella professoressa Daniela Lucangeli dell’Università di Padova, un punto cardine è quello di liberare il genio che è in loro, trasformandoli in bambini sereni e normalissimi, ma con una marcia in più. Ultimo aggiornamento: 22 Novembre, 08:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA