Le discoteche venete che non ballano
più: dall'Expo al Maskò

Lunedì 27 Gennaio 2014 di Giorgio Scura
L'Expo di Vicenza
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VENEZIA - Le casse non battono più, le strobo non illuminano più. I parcheggi deserti, i muri scrostati, i divanetti distrutti. Non è adatto ai nostalgici il viaggio fotografico che propone il blog Memories on a dancefloor della trevigiana Jessica Da Ros, in Veneto e non solo. Impietosi e irriconoscibili scatti di un passato spensierato e "glorioso" che non c'è più.

Sono le discoteche, ex cattedrali di vita, che oggi sembrano vivere una crisi senza fine. Dallo Station, il Rock and Blue, il Le Palais, il Pachuca e l'EastSide di Padova allo Shadow di Belluno, passando per Jesolo (dove la lista è troppo lunga: Matilda, Papaya, Movida, Capannina...), fino al Maskò di Rovigo, allo Shaker di Sottomarina o al Disco Palace di Nervesa della Battaglia che è diventato un centro per disabili.

Molti, leggendo questi nomi, ripenseranno a notti passate, spesso esagerate, dove musica, danze, corpi, alcol si mischiavano in un rito collettivo e "sacro" che ormai sembra aver perso il suo smalto e il suo carico di significati.

Finiscono così, in un cumulo di macerie, quando non trasformati in appartamenti o centri commerciali, quelle "case notturne" che hanno visto i ragazzi del Veneto, i 30/40enni di oggi, esibirsi, divertirsi, innamorarsi, ubriacarsi ed esagerare. Sbagliare e crescere.

Non per tutti sono luoghi degni di essere celebrati o ricordati, ma è incontestabile che, buona o cattiva, tanta vita è passata da questi luoghi. Energia che sembra però aver lasciato il segno.

Nei commenti in coda all'articolo, chi vuole, può condividere il suo ricordo. Aspettando che ricominci la musica.

Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio, 21:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA