Floris non è evaso, lo hanno ucciso
il cadavere nella legnaia dei frati

Sabato 21 Novembre 2015
Floris non è evaso, lo hanno ucciso il cadavere nella legnaia dei frati
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PADOVA - Nessuna evasione, ma un omicidio dietro la scomparsa dal carcere di Padova di un detenuto sardo di 61 anni, Antonio Floris, noto per i diari in "codice cifrato" con cui in passato annotava le sue gesta criminali. Gli davano la caccia da venerdì scorso, quando non era rientrato in cella dal permesso di lavoro che gli permetteva di uscire ogni giorno per raggiungere in bicicletta la cooperativa di riabilitazione dei Padri Mercedari. Da qui, necessariamente, partono ora le indagini per chiarire quello che appare un vero e proprio giallo.

Pur nella gravità del caso - un'evasione da un carcere di massima sicurezza com'è Padova - nulla fino a stasera faceva presagire questa svolta drammatica nella scomparsa di Floris. L'uomo stava scontando una condanna a 16 anni per duplice tentato omicidio, anche se per buona condotta usufruiva del permesso lavorativo. Gli agenti della mobile di Padova erano impegnati nella perlustrazione di una vasta area attorno al carcere.

Oggi, battendo palmo a palmo, la zona vicina all'oasi dei Padri Mercedari, dove ha sede la coop, hanno scoperto il cadavere. Floris è stato colpito violentemente alla testa almeno due volte, con un bastone o una spranga. Quindi il corpo è stato nascosto sotto una catasta di legna. Al momento ogni ipotesi investigativa è aperta. Nelle prossime ore dovranno essere sentite tutte le persone che svolgono attività legate alla cooperativa.

Antonio Floris, ritenuto negli anni '90 uno degli 'emergenti' della criminalità sarda, era originario di Desulo (Nuoro). L' ipotesi dell'evasione sembrava avvalorata dal fatto che l'uomo era già fuggito una volta dal carcere, evadendo nel gennaio 1991 dalla colonia penale all'aperto di Mamone (Nuoro), dove scontava alcune condanne, tra cui una per rapina in banca. La latitanza era durata cinque anni. Lo aveva catturato il 10 gennaio 1996 la Criminalpol. Gli agenti, che lo intercettavano da tempo, avevano fatto irruzione di notte: Floris era armato con una 7,65, sei colpi nel caricatore, ma non aveva tentato alcuna reazione. Scoperta sorprendente erano stati i diari scritti in codice cifrato che l'uomo teneva nei tascapane, e nei quali aveva meticolosamente registrato le sue attività criminali, soprattutto estorsioni e furti.

Dopo 10 mesi di indagini, il mistero era stato svelato. Ai dirigenti della Criminalpol, Floris, studente di agraria vicino alla laurea, aveva detto che gli appunti erano «un gioco, uno studio di astronomia». Non era stato creduto. Il materiale era stato affidato ad una equipe di glottologi e esperti di computer dell'Università di Cagliari, che dopo un lungo lavoro, tradotto in quattro volumi di 400 pagine, avevano capito il 'codice Floris', basato su un antico dialetto nordafricano del Maghreb modificato con 'inserti' personali.

L'uomo era così certo dell'inespugnabilità del suo 'diario' da affidare alle pagine dei block notes le minute delle lettere estorsive, le cui copie in 'chiaro' erano allegate ai fascicoli processuali aperti dopo le denunce a carico di ignoti presentate dalle vittime. La decriptazione dei 'diari' aveva consentito agli investigatori di denunciare 20 persone per favoreggiamento. Ora l'ultima difficile operazione per la polizia: decifrare l'ultima oscura giornata di Antonio Floris.

Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 12:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA