«Noi, profughi dall'Africa facciamo
i camerieri volontari alla sagra»

Lunedì 29 Giugno 2015 di Francesca Cavallaro
«Noi, profughi dall'Africa facciamo i camerieri volontari alla sagra»
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BATTAGLIA TERME (PADOVA) - «In Gambia ero un soldato. Lì c'è la dittatura. Avevamo l'ordine di uccidere chi si opponeva al regime. Sono scappato, non ce la facevo più». Ebrima ha 33 anni e una voglia matta di ricominciare daccapo. È in Italia da sette mesi. Ora vive in un ostello di Monselice, nel padovano, gestito dalla cooperativa sociale Ecofficina. Fino al prossimo 2 luglio svolgerà servizio come cameriere volontario alla festa della birra "Non solo rock" di Battaglia Terme. Insieme a lui altri quattro ragazzi, tutti profughi africani.

L'idea è venuta al direttore artistico del festival Michele Ceresoli e al coordinatore dell'evento Manrico Sartori. Hanno chiesto l'autorizzazione alla Prefettura di Padova e alla stessa cooperativa sociale. «Hanno accettato di buon grado - precisano - Chi l'ha detto che i migranti non possono essere impiegati in piccoli lavoretti?».

La traversata di Ebrima, dalla Libia fino a Lampedusa, è durata due giorni. Non sa dirci in quanti erano stipati nel barcone della speranza. «Ho visto due ragazzi cadere e annegare - racconta - È stata un'esperienza terribile. Ci ha salvati una nave italiana. Ci hanno dato da mangiare, da bere e dei vestiti. Sono stati i nostri angeli». Dalla Sicilia Ebrima è stato portato in Veneto. «Vorrei rimanere in Italia, trovare un lavoro. Sto attendendo il responso da parte della commissione che giudica il nostro status».

Sidy, 23 anni, è senegalese. Allo stand gastronomico è a suo agio: saluta, dà il cinque agli altri camerieri e ad alcuni avventori. Sì, va bene l'intervista. Però per pochi minuti: vuole iniziare a lavorare. O forse non ha voglia di ricordare le traversie che ha dovuto sopportare. «Durante il viaggio in barca alcune persone sono morte», attacca. «In Senegal ho lavorato come autista e cameriere - continua - Mi piacerebbe trovare un'occupazione simile anche qui in Italia. Il mio Paese d'origine è molto povero; qui si sta bene. Sono pronto a mettermi in gioco». Gli domandiamo com'è lavorare allo stand della festa della birra. «Bellissimo. Ci aiutiamo tutti, italiani e stranieri». Deve proprio andarsene, ha visto un tavolo da spreparare. «Sono così - sottolinea Ceresoli - Al termine della prima serata ho detto loro che ci saremmo visti il giorno successivo alle otto e mezza. Si sono presentati alle 8.30 del mattino, non vedevano l'ora di iniziare. Il ritrovo era però fissato alle 20.30». L'impiego dei migranti ha sollevato qualche polemica a Battaglia. Qualcuno è arrivato a dire che quest'anno non sarebbe venuto a causa della presenza dei profughi. «Noi andiamo avanti per la nostra strada - aggiunge il direttore artistico - È pure vero il contrario: molta gente fa un salto per conoscere di persona questi ragazzi».

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