Manuela, precipitata nel dirupo
per attrezzare la parete di ghiaccio

Manuela, precipitata per attrezzare la parete di ghiaccio
SANTO STEFANO DI CADORE - Manuela Sittoni, 46 anni, infermiera all'ospedale di Pieve, madre di due figlie, residente a Campolongo, precipitata in un canalone mentre, verso le 17 di sabato, rientrava da una ricognizione alle cascate di ghiaccio in località Ciudera sul monte Col. Con lei il compagno Rolando De Zolt, 49 anni. Erano saliti per recuperare del materiale, rimasto sepolto sotto la neve, che sarebbe servito per attrezzare la parete di ghiaccio.



Manuela, che precedeva il compagno, ha trovato la morte sul colpo, dopo un volo di un centinaio di metri tra salti di roccia e ghiaccio, lui, nel tentativo di raggiungerla, è scivolato finendo una trentina di metri più sotto dal punto in cui si trovava la compagna, ormai morta. Recuperato in gravi condizioni, ieri, era già in netto miglioramento. Per ora resta ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Belluno.

A trovarli, sabato, è stato il fratello del compagno della Sittoni, Gino De Zolt del Soccorso alpino della Valcomelico, dopo che Rolando aveva lanciato l'allarme con il telefonino.

«Mi sono calato nel canalone - spiega Gino De Zolt - e ho visto subito il corpo della donna. Poco più sotto ho visto la pila di mio fratello che si muoveva. L'ho raggiunto e lui ha voluto sapere subito di Manuela».

Come racconta il soccorritore, Manuela, nel rientrare dalla ricognizione, precedeva il compagno. Si trovava in un tratto di sentiero quasi piano, fuori dalla vista dell'uomo. Le insidie della montagna, però, l'hanno tradita. Non si conosce esattamente la dinamica, perché in quel momento era sola.



Poco distante, il compagno che si è accorto della possibile disgrazia dopo aver trovato una bastoncino, usato dalla donna, proprio a fianco del canalone. Ha immaginato così che potesse essere accaduto il peggio. Ha provato a chiamarla a voce, poi con il telefonino, ma Manuela non rispondeva più. L'uomo ha iniziato così la discesa, ma essendo un punto particolarmente impervio e pericoloso, come spiega il fratello Gino, è stato costretto a prendere una traiettoria di discesa spostata di circa 100 metri più a sinistra rispetto al punto in cui, poi, è stata ritrovata la donna. L'idea era quella di poter raggiungerla rientrando a destra. Ma anche lui è precipitato vittima dei salti di roccia del ghiaccio. Verso le 17.30 ha lanciato così l'allarme.

«Il recupero non è stato facile - prosegue il soccorritore De Zolt -. All'inizio pensavamo di ricuperarli tutti e due, ma visto l’ambiente impervio e l'oscurità abbiamo portato giù prima mio fratello rinviando al giorno successivo il recupero della donna. Ormai, non cambiava più nulla. Purtroppo».

Ieri mattina il recupero con l'elicottero del Suem. La salma è stata imbarellata e fatta salire con un verricello di 40 metri. Poi l'ultimo viaggio fino alla cella mortuaria di Santo Stefano.



La donna, oltre al compagno, lascia due figlie, Annalisa e Alessia. Cordoglio in tutta la comunità ma soprattutto in ospedale dove la Sittoni era uno dei pilastri nel settore della fecondazione assistita.
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Lunedì 27 Gennaio 2014, 15:51






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1 di 1 commenti presenti
2014-01-27 16:54:37
Cordoglio ma non diciamo \"montagna assassina\"