Veneto indipendente, ecco il perchè
di questo plebiscito contro Roma

Venerdì 21 Marzo 2014
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Chi, essendo veneto, ha avuto occasione di intrattenere qualche contatto con esponenti politici, giornalisti, accademici, managers "romani" (romani nello status non nel certificato di nascita o residenza) sicuramente ha provato in alcune circostanze un certo disagio.

Ci si è sentiti diversi; in qualche modo lontani da un ambiente, da uno stile relazionale, da contenuti che sembrano appartenere per l'appunto ad un'altra Italia, anzi ad un un'altra "nazione".

Il più delle volte ci si sente raccontare, persino insegnare, cose da questi soggetti che risultano palesemente istrionici, per non dire inadeguati, approssimativi, e nonostante ciò, "alti" nel loro modo di proporsi.

Così da far sembrare che ciò che non esiste al "centro" nella società, nella visibilità pubblica e persino nell'economia, non può esistere con propria dignità e pregnanza in altro luogo.

Così accade che una giovane dei salottini romani venga con un certo imbarazzo a candidarsi nel veneto (catapultata dalla capitale) per ricevere investitura politica e fare carriera parlamentare, ma non nel Veneto e per i veneti (chi si ricorda più dove sta quella terra di polenta e fabbrichette ) e dopo qualche altro ben ricostruito elemento di CV diventi ministro della Repubblica tra i grandi dell'Euro, quell'europa che tutto è tranne che quella democratica dei popoli e delle nazioni dell'antico storico continente.

Ecco questo è quello che i veneti non accettano e non vogliono che accada, mai più.

Di destra o di sinistra i veneti non capiscono perché devono pagare (in tutti i sensi) per la carriera di altri, per le case di altri, per le poltrone di altri, per la bella vita di altri,

ovunque stiano questi altri, in qualsiasi palazzo di capitale a sud o molto a più a nord della terra veneta.

Il distacco aumenta, giorno dopo giorno.

Ora siamo al "plebiscito".

MB

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