Truffa dell'amianto, Inps e Inail beffate
dai "furbetti della pensione fasulla"

Lunedì 27 Gennaio 2014 di Paolo Navarro Dina
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VENEZIA - Una enorme triangolazione che unisce il Centro Italia con il Nordest partendo da Bolzano, per arrivare a Bassano, Feltre, Belluno e Venezia. E poi a macchia d’olio anche Roma, Velletri, Latina fino in Campania, a Salerno. Una truffa di grande proporzioni che sarebbe stata messa in atto ai danni di Inps e Inail perchè legata alla riscossione di benefici per i lavoratori esposti all’amianto.



Gli indagati sono tre avvocati e un sindacalista. Ma è coinvolto anche un altro esponente sindacale, anche se ei suoi confronti non sarebbero stati - per ora - eseguiti dei provvedimenti. I 4 nel mirino della Procura di Bolzano devono rispondere di "associazione per delinquere allo scopo di commettere più delitti di truffa ai danni dei due istituti previdenziali". L'accusa riguarda due avvocati di Latina, Enzo Tosti, il suo collega Ruggero Mantovani e la sua collaboratrice Antonella Rossi. Coinvolto anche Emilio Danieli, anch’egli di Latina, sindacalista e portavoce del “Comitato operai contro l'amianto”, collaboratore dello studio Tosti. Nell’indagine è finita anche un’avvocatessa di Feltre, come legale domiciliataria che, sentita dai magistrati, ha precisato che si era limitata a presentare i fascicoli nelle cancellerie e a sostituire i colleghi in alcune udienze, aggiungendo peraltro che le istanze Inail erano diverse da quelle da lei visionate in precedenza e poi presentate all’Inail.



Secondo la Procura i quattro avevano messo in piedi un sistema «finalizzato al riconoscimento dei benefici pensionistici» relativo a due norme: la legge 257 del '92 (in vigore fino al 2 ottobre 2003) e la 362 del 24 novembre 2003 che l'ha sostituita. In pratica «al fine di procurare un ingiusto profitto ai lavoratori» avrebbero «indotto in errore l'Inps circa la sussistenza dei requisiti per ottenere i benefici previdenziali». In pratica, secondo la Procura, «artifici e raggiri consistiti nel far apparire l'avvenuto rilascio ai lavoratori da parte degli uffici competenti dell'Inail del certificato di esposizione all'amianto, attraverso la creazione di false istanze in realtà mai presentate oppure presentate, ma poi rigettate con motivazioni diverse».



A dare il via alle indagini del pm di Bolzano, Igor Secco, due cause presentate davanti al giudice del lavoro da parte di lavoratori o ex dipendenti di un’azienda altoatesina, la Sapa Profil «in particolare facendo figurare come apposto - scrive il magistrato - il timbro Inail 2002 su richieste di domande, in realtà mai presentate, in data antecedente a quella prevista dalla normativa riguardante l'ottenimento dei benefici». In pratica è come se avessero presentato domanda prima che la legge entrasse in vigore.



Invece il direttore dell'Inps di Bolzano ha fatto notare come i timbri apposti - relativi al 2002 - fossero in contrasto con le istanze che si riferivano al decreto legge 269 del 2003. Inoltre le domande presentate riportavano quale datore di lavoro la Sapa profili che era subentrata allo stabilimento solo dal 2007, mentre all'epoca delle richieste da parte dei lavoratori - riferite al 2002 - il datore di lavoro era la società Alcoa Trasformazioni. Ma non è tutto. Dalle carte dell'inchiesta emerge non solo il ruolo di Emilio Danieli, ma anche quello di un esponente della Cgil di Feltre che avrebbe promosso conferenze e assemblee alle quali avevano preso parte lo stesso Danieli e Mantovani che andavano a spiegare la possibilità di presentare ricorso. Ultimo aggiornamento: 21:24