Rivolta in Sicilia: «Popolare Vicenza vuole la fine di Banca Nuova»

Rivolta in Sicilia: «Popolare Vicenza vuole la fine di Banca Nuova»
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VICENZA - Una mezza rivolta al sud per le voci di incorporazione di Banca Nuova in Popolare Vicenza. «Le allarmanti notizie di una incorporazione di Banca Nuova in Popolare di Vicenza preoccupano i lavoratori non solo per le ricadute ma principalmente sul danno d'immagine che porterebbe sicuramente conseguenze negative al gruppo». Banca Nuova, circa 100 sportelli soprattutto in Sicilia e Calabria, è l'istituto costituito a Palermo nel 2000, nell'era di Gianni Zonin che coltivava per Popolare Vicenza l'idea di un gruppo bancario nazionale, nell'ambito del Progetto Centro Sud avviato dal Gruppo BpVi. Già nel 2001, grazie all'acquisizione della Banca del Popolo di Trapani, PopVi poteva contare su oltre quaranta filiali nella Sicilia Occidentale. Un anno dopo è arrivata la fusione con Banca del Popolo. E poi è proseguita l'espansione di Banca Nuova nelle regioni meridionali.


Ora insorgono i sindacati Fabi, Unisin, First e Fisac. «Banca Nuova ci ha permesso di salvaguardare grazie alla professionalità dei dipendenti il rapporto fiduciario con la clientela nonostante le disavventure che hanno interessato la capogruppo - aggiungono i sindacati -. Le conseguenze di una incorporazione e della ventilata chiusura di altre 15 filiali sarebbero disastrose sul fronte dell'occupazione oltre che del sostegno alle economie locali». «Ancora di più ci allarma il perdurante stato di silenzio dell'azienda e della capogruppo che, ancora di fronte alla portata di queste notizie, tacciono - proseguono -. Se malauguratamente i nuovi amministratori del gruppo decidessero la fine di Banca Nuova, darebbero un chiaro segnale di totale disinteresse e disimpegno nei confronti della comunità siciliana e di ciò si avvantaggerebbero i grandi gruppi bancari. Ci opporremmo con ogni mezzo a operazioni che l'Antitrust farebbe bene a monitorare per prevenire illecite manovre volte ad egemonizzare un mercato che vede sempre più assottigliarsi l'offerta di servizi finanziari a favore di pochi grandi istituti».
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Il Gazzettino