Juve, a Milano è suonato un campanello di allarme per Sarri

Juve, a Milano è suonato un campanello di allarme per Sarri
Non è facile analizzare i motivi di un crollo inaspettato come quello della Juventus a Milano, ma il 4-2 di San Siro è un campanello che allarma, forse non tanto in...

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Non è facile analizzare i motivi di un crollo inaspettato come quello della Juventus a Milano, ma il 4-2 di San Siro è un campanello che allarma, forse non tanto in chiave scudetto (la Lazio ha gettato all’aria un’occasione incredibile contro il Lecce) quanto in ottica futuro. Capita a tutti di perdere, ma non così: uscendo completamente dalla partita dopo il rigore dell’1-1 e provando poi a rientrarci tardivamente, a giochi fatti, dopo il quarto gol di Rebic. L’ultimo poker la Juve l’ha incassato a Cardiff, in finale di Champions contro il Real, in campionato addirittura 7 anni fa: ottobre 2013, 4-2 contro la Fiorentina con tripletta di Pepito Rossi. Per risalire a quattro gol subìti contro il Milan bisogna tornare indietro addirittura a 31 anni fa. Più del passato, ora è in gioco il presente e il futuro della Juventus, e il tonfo di San Siro riaccende le discussioni su una squadra (e una guida tecnica) che sembravano aver trovato l’assetto definitivo dopo la ripartenza.


Troppo facile mettere i singoli nel mirino: Bonucci, Rugani, Szczesny e Alex Sandro. Contro il Milan, dopo un’ora alla grande, la Juve è improvvisamente venuta a mancare in tutto e per tutto. L’alibi dei sostituti non all’altezza dei titolari non regge. E’ vero che Rugani e Higuain hanno sbagliato molto, e che probabilmente de Ligt e Dybala avrebbero tamponato in qualche modo la situazione, ma gli errori dei singoli sono arrivati in un momento di sbandamento collettivo, non di reparto, ma di squadra. E’ come se la Juve si fosse spenta sul più bello, con la partita in pugno, forse già sicura di uno scudetto oggi ancora tutto da conquistare. Il peccato originale è l’assenza di stimoli e carattere che hanno da sempre contraddistinto la Juventus negli anni, il DNA che ha costruito gli 8 scudetti consecutivi e le due finali di Champions, che forse i nuovi non hanno ancora metabolizzato e Maurizio Sarri non è riuscito a tramandare.


A Milano l’ha differenza l’ha fatta più la testa delle gambe, veloci e leggere nelle ultime partite e anche nella prima ora col Milan. I bianconeri avranno subito l’occasione di testare la loro condizione contro una delle squadre più in forma, l’Atalanta sabato. Hanno fatto discutere anche i cambi: tardivi e ininfluenti, andavano gestiti meglio, soprattutto potendo cambiare praticamente mezza squadra. Conseguenza e non causa della sconfitta, invece, il nervosismo nemmeno troppo strisciante di Higuain, trascinato fin dentro lo spogliatoio dopo una sostituzione non gradita, ma anche la delusione di Ronaldo, e gli sguardi persi della dirigenza in tribuna, mentre le parole di Sarri nel post gara (“Abbiamo giocato una prima ora di livello mondiale”) hanno spiazzato i tifosi, e non è la prima volta. La Juve ha ancora in mano il suo destino, ma i quattro gol subìti contro il Milan l’hanno rimessa in discussione.
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Il Gazzettino