Ilva, siglato l'accordo: 10.700 assunzioni. I sindacati: ora referendum tra i lavoratori

È stato siglato al ministero dello Sviluppo economico l'accordo sull'Ilva da sindacati, azienda e commissari, alla presenza del vicepremier e ministro Luigi Di Maio. I sindacati poi sottoporranno il testo al referendum tra i lavoratori. In base all'intesa la cordata guidata da ArcelorMittal ha portato a 10.700 i lavoratori da assumere subito. Non ci sarà il Jobs Act e non ci saranno esuberi, spiega Di Maio, secondo il quale si è raggiunto il migliore risultato possibile. Revocato lo sciopero del 13 settembre.

 

L'intesa prevede l'avvio di un sostanzioso piano di incentivazione per complessivi 250 milioni, circa 100 mila euro lordi a lavoratore in caso di uscita anticipata (che coprirà dunque circa 2.500 lavoratori) e la conferma da parte di ArcelorMittal dell'impegno a riassorbire tutti gli eventuali esuberi che dovessero rimanere dal 2023 in capo alla vecchia Ilva (attualmene i dipendenti sono circa 14.500). Fra riassunzioni e incintivi all'esodo gli esuberi potenziali sono dunque oltre mille. Ma ArcelorMittal si è impegnata a riassumere tutti quei lavoratori che al termine della gestione dell'amministrazione straordinaria non abbiano usufruito né di incentivi all'esodo né di prepensionamenti né di una offerta di lavoro all'interno della nuova Ilva e che rientreranno senza alcuna differenza salariale rispetto a quelli già assunti.

Di Maio. «Abbiamo raggiunto un obiettivo» con l'accordo sull'Ilva «in tre mesi dopo sei anni di inconcludenze», afferma il ministro dello Sviluppo. Oggi «inizia solo un percorso» che sarà molto lungo, sottolinea. «Ora l'obiettivo è rilanciare la città di Taranto. Ci metteremo al lavoro per fare una legge speciale» e anche prevedendo risorse specifiche nella prossima legge di bilancio, ha aggiunto Di Maio.

«La questione è molto semplice. Oggi un annullamento della gara senza le motivazioni di legge, avrebbe determinato una sola cosa: che Mittal andava al Tar, faceva ricorso, vinceva e il 15 settembre entrava dentro l'Ilva», ha detto ancora il vicepremier a chi gli chiede come risponde ai cittadini di Taranto che si aspettavano l'annullamento della gara e la chiusura dello stabilimento. A quel punto - continua Di Maio - ArcelorMittal sarebbe
entrata in Ilva «non con 10.700 assunti, l'articolo 18 e le migliorie ambientali, ma con meno assunti, meno tutele e senza accordo sindacale». Il tema vero «è che quel contratto stipulato con Am un anno fa è stato tenuto nascosto per troppo tempo e noi l'abbiamo, diciamo così, desecretato alla fine di aprile, per poi iniziare il percorso di accertamento della gara», ha continuato Di Maio, concludendo «tutto quello che è stato possibile fare, si è fatto
per legge, e quello che non è stato possibile fare non lo è stato per legge».

 

Fiom. Sull'Ilva «l'accordo è fatto e per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum». Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. «Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro, ossia tutti quelli non in cassa integrazione, e c'è l'impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto», ha aggiunto.

Nell'accordo «abbiamo ottenuto quello che abbiamo chiesto sin dall'inizio, quindi siamo soddisfatti», ha spiegato il segretario della Fiom. Poi l'azienda «si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all' Ilva senza penalizzazioni e con l'articolo 18». Molto migliorato anche il piano ambientale «che porta all'accelerazione delle coperture dei parchi e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono». Ora, conclude Re David, sottoporremo l'intesa come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l'accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum». I tempi? «Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro».

ArcelorMittal. «Oggi è l'inizio di un lungo percorso per fare dell'Ilva una impresa più forte e più pulita». Così l'amministratore delegato di ArcelorMittal, Matthieu Jehl, uscendo dal Mise dopo l'accordo sull' Ilva, ringraziando governo, sindacati e commissari.

Salvini. «Sono molto soddisfatto per la chiusura della vertenza Ilva, dopo una lunga e complessa trattativa. Tutti assunti nei prossimi tre anni e nessun esubero: complimenti al collega Di Maio. Ha fatto meglio di chi lo ha preceduto: dalle parole ai fatti», ha commentato il vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno, Matteo Salvini.

Conte. Su Ilva «è stato raggiunto un risultato di assoluta eccellenza». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte parlando dell'accordo sull'Ilva. «Ringrazio Di Maio per il lavoro egregio che ha svolto», ha aggiunto.

Il sindaco di Taranto. «In generale mi sembra di comprendere che in molti aspetti, al netto di qualche numero, l'accordo sia figlio della piattaforma che già avevamo contribuito ad allestire con il precedente Ministro». Lo sottolinea il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, commentando i risultati del tavolo istituzionale sull'Ilva, secondo il quale «alla fine ha prevalso il buon senso in tutti, la politica strumentale ha fatto un passo indietro». «Resta il rammarico - aggiunge Melucci - per l'assoluto mancato coinvolgimento delle istituzioni locali da parte del Governo e per l'inutile perdita di tempo e per le risorse pubbliche impegnate nel periodo di commissariamento». 

 

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