Tifosi aggrediti: granata condannato

ADRIA
Per qualcuno la partita si è chiusa ieri, per qualcun altro continuerà ancora con un processo: le vicende extracalcistiche di quel derby di due anni fa fra Adriese e Delta, nel periodo in cui la squadra della famiglia Visentini era migrata a Rovigo, sono finite ieri sulla scrivania del giudice per le udienze preliminari Pietro Mondaini, il cui verdetto è stato di un proscioglimento, due rinvii a giudizio ed una condanna. Con la modifica dell'accusa principale da rapina a furto con strappo.
IL DERBY ATTESO
Quella non era una partita come le altre, per molti la partita più attesa della stagione, l'incrocio tutto polesano del campionato di serie D, che il calendario aveva stabilito alla 16esima giornata. Era l'11 dicembre del 2016 e si giocava al Bettinazzi i cui spalti quella domenica erano davvero stracolmi. . Con un epilogo amaro e inatteso: un'aggressione, da parte di un gruppetto di tifosi granata, tutti residenti ad Adria, fra i quali un ragazzo minorenne, uno studente allora 17enne, due operai, un barista ed anche un ingegnere, nei confronti di due sostenitori ospiti, che avevano lasciato la loro auto nel parcheggio del contro commerciale Il Porto.
L'AGGRESSIONE
Uno è stato colpito con pugni alla testa che lo hanno poi costretto a presentarsi al pronto soccorso dell'ospedale di Adria dove gli è stato riscontrato un trauma cranico inferiore, mentre all'altro, oltre alle botte, è stata strappata con violenza, in segno di dileggio, anche la sciarpa biancazzurra che aveva al collo. «La tromba ficcatevela su per il ....», una delle frasi che sarebbero state invece rivolte dal gruppo dei tifosi granata ai due rodigini, colpiti anche con pugni alla testa. Per i cinque, con la valutazione della posizione del 17enne affidata alla Procura del Tribunale per i minori di Venezia, era scattato anche il Daspo, il divieto di accesso ai luoghi ove si svolgono manifestazioni sportive, comminato a loro carico da parte del Questore. Sul campo era finita con la vittoria del Delta Rovigo di Carmine Parlato con un gol quasi al 90' che aveva lasciato l'amaro in bocca ai padroni di casa, rimasti sempre più attardati in fondo alla classifica. Ma quello che è avvenuto dopo, con il calcio ha avuto ben poco a che fare, come è stato confermato dalle decisioni del gip Mondaini, che ha disposto il non luogo a procedere per Christian Rondina, 27 anni, ritenuto estraneo all'aggressione, mentre ha condannato per furto con strappo a 11 mesi con giudizio abbreviato Francesco Bonin, 47 anni ed ha poi rinviato a giudizio Alessandro Mosca, 35 anni, e Giovanni Mazzocco, 59 anni.
NIENTE RAPINA
Per tutti l'accusa era di rapina e lesioni aggravate in concorso, ma la prima delle due imputazioni è stata modificata in furto con strappo. L'avvocato Stefania Tescaroli, che difendeva Rondina, al termine dell'udienza ha espresso la propria soddisfazione per il non luogo a procedere nei confronti del suo assistito: «Una sentenza che, dopo circa 2 anni, ha fatto finalmente chiarezza su una vicenda che lo aveva ingiustamente coinvolto. Nelle indagini difensive e nella memoria e negli atti depositati è stata evidenziata la sua completa estraneità: erano state depositate prove inequivocabili, tra cui registrazioni video, testimonianze».
Francesco Campi

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