Soffiate agli amici e a Galan sul Mose: si costituisce l'ex capo della pg di Padova

Soffiate agli amici e a Galan sul Mose: si costituisce l'ex capo della pg di Padova
IN CELLAPADOVA Ha sperato fino all'ultimo di dribblare il carcere. Ma quando i colleghi dell'Arma hanno suonato al campanello della sua abitazione di Piove di Sacco ha capito che...

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IN CELLA
PADOVA Ha sperato fino all'ultimo di dribblare il carcere. Ma quando i colleghi dell'Arma hanno suonato al campanello della sua abitazione di Piove di Sacco ha capito che era giunto il momento di preparare la valigia. Tra le mani avevano l'ordine di carcerazione appena firmato dalla Procura. Non ha potuto fare altro che avvisare il suo avvocato. Da venerdì pomeriggio il luogotenente dei carabinieri, ora in pensione, Franco Cappadona, per venticinque anni al timone della squadra di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica, non è più un uomo libero. É toccato al suo legale, Roberto Boev, accompagnarlo alla casa di reclusione di strada Due Palazzi dove si è costituito nel tardo pomeriggio di venerdì. Chi gli è stato vicino lo descrive come un uomo smarrito e frastornato. Eppure, da uomo di legge, Cappadona sapeva benissimo che il conto stava per arrivare. Appena dieci giorni fa la Corte di Cassazione aveva rigettato il suo ricorso, confermando la condanna a due anni e cinque mesi di reclusione inflitta dalla Corte d'Appello di Venezia per rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento in varie indagini della Procura di Padova. Erano le soffiate all'allora presidente del Veneto Giancarlo Galan che proprio da Cappadona, attraverso la consigliera regionale Regina Bertipaglia, venne informato di essere intercettato dalla Procura di Venezia nell'ambito delle indagini sul Mose, o quelle all'imprenditore piovese Francesco Luise, avvisato del fatto che l'amico Ivone Sartori era indagato per riciclaggio internazionale in relazione ad un grosso investimento immobiliare in Florida, la cosiddetta operazione Miami, o ancora quelle all'ingegnere Tiziano Pinato, dipendente del Genio Civile, sotto intercettazione telefonica in un'indagine per turbativa d'asta sui lavori di messa in sicurezza dopo le alluvioni sul territorio padovano.

L'ALTRA CONDANNA
Un verdetto che fa il paio con quello pronunciato dalla Suprema Corte nell'agosto 2019: quattro anni di reclusione per tentata concussione. L'inchiesta coordinata dal pm Federica Baccaglini aveva rivelato come il luogotenente Cappadona si fosse adoperato nel tentativo di costringere l'allora direttore Arpav, l'avvocato Andrea Drago, a scegliere come nuova sede dell'Agenzia regionale un immobile del Net Center di via Venezia, del valore di 27 milioni di euro, realizzato dall'imprenditore piovese Mauro Bertani, in cambio della promessa di una tangente di 300 mila euro.
Il carabiniere aveva avviato il lungo percorso per ottenere l'affido in prova. Avrebbe prestato servizio come volontario in un istituto per anziani cittadino mantenendo come impiego principale quello di collaboratore nel ristorante gestito dalla moglie e da altri familiari a Piove di Sacco. Mancava ancora la relazione finale dell'Uepe, l'organismo che valuta il percorso del condannato indicando al Tribunale di Sorveglianza se sussistano o meno i requisiti per la concessione dell'affido. A complicare la situazione è sopraggiunta però la seconda condanna.

Cappadona è stato messo in isolamento in base alle normative anti contagio. Una misura cautelativa che si esaurirà nell'arco di dieci giorni. Poi verrà comunque assegnato ad una cella singola. Nel frattempo il suo legale sta studiando le contromosse. L'avvocato Boev ha annunciato una consulenza medico legale per stabilire se le condizioni di salute del carabiniere, affetto da una serie di patologie definite gravi, siano compatibili con la detenzione carceraria, o se sussistano i requisiti di legge per ottenere la concessione degli arresti domiciliari.
Luca Ingegneri
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Il Gazzettino