Rabin: «Ricorso alla Corte dei conti»

Rabin: «Ricorso alla Corte dei conti»
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«Quando avremo tutta la documentazione che ho richiesto procederemo. Non si può regalare un monumento come l'ex Foro Boario in Prato della Valle e uno spazio pubblico, come il park Rabin, ai privati». Maria Letizia Panajotti storica esponente di Italia Nostra conosce la questione, perchè da anni si oppone a qualsiasi convenzione fra il Comune e i privati per l'impiego del bene. Ci ha provato per prima la Destro, poi Zanonato non è riuscito a concludere l'iter che prevedeva restauro più park sotterraneo da 600 posti. C'è da dire che i ritrovamenti archeologici avevano già fatto supporre che i lavori non sarebbero mai andati avanti. Bitonci quando è arrivato anche per questo ha subito bocciato l'idea del silos sottoterra, chiudendo una convenzione che assegna al Comune il 14 per cento dei ricavi dei parcheggi e degli affitti dei negozi del frontone, ristrutturato a cura di Parcheggio e immobiliare Prato della valle srl. Il calendario prevede ora che i lavori inizino il primo di febbraio. «Prima di tutto la Sovrintendenza non ha ancora concesso l'uso del frontone, quindi quello non si può toccare. Ma è la convenzione il vero problema perchè sosterremo che crea un danno erariale al Comune. Quel parcheggio rende 800mila euro l'anno all'Aps. Con quei soldi si sarebbe potuto restaurare a spese pubbliche il frontone e rimanere padroni della sosta. Invece qui i privati nel giro di nove anni si rifaranno dall'investimento di 8 milioni e per altri trenta guadagneranno, lasciando al Comune circa 300mila euro l'anno, insomma un terzo degli introiti di oggi. Mi dicano qual è l'interesse che ne viene al pubblico». I privati avevano previsto una penale di 4,5 milioni se non si faceva il park sotterraneo. «E chi l'ha stabilito? Loro? Non c'è una perizia. E anche pagandola non sarà mai quanto guadagneranno in 30 anni adesso. Andava rifatto il bando invece di cercare un accordo».

Anche Andrea Ragona di Legambiente interviene: «Mi sembra una follia perdere uno spazio pubblico per 39 anni. E una balla il fatto che si debba per forza fare il parcheggio altrimenti si pagherebbe la penale. Non solo: questo cantiere porterà a concentrare ancora più auto in città, una filosofia perdente a cui non possiamo che opporci».
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Il Gazzettino