Niente soldi a chi va in mobilità, sciopero alla Lavinox

Niente soldi a chi va in mobilità, sciopero alla Lavinox
LA GRANDE CRISIPORDENONE Le commesse da parte dei grandi clienti ci sarebbero. Ma mancano materie prime e materiali per realizzare i prodotti richiesti. E così gli operai...

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LA GRANDE CRISI
PORDENONE Le commesse da parte dei grandi clienti ci sarebbero. Ma mancano materie prime e materiali per realizzare i prodotti richiesti. E così gli operai rischiano di girarsi i pollici. Intanto quei lavoratori che nell'ultimo periodo hanno optato per la mobilità volontaria e incentivata (decidendo di lasciare una fabbrica che ormai pare avere un futuro molto incerto) non ricevono i soldi da due mesi e non hanno alcuna certezza rispetto all'incentivo (di ventimila euro) e al loro Tfr. Ce n'è abbastanza per avere spinto i lavoratori della Lavinox di Villotta di Chions a scioperare. Gli operai - ormai sfiniti da una lunga vertenza che va avanti da oltre quattro anni - hanno deciso, con le Rsu dello stabilimento, di organizzare un presidio davanti alla fabbrica del Gruppo Sassoli a partire dalla 9,30 di oggi. I dipendenti (sono rimasti in circa 130, compresi gli addetti della Sarinox di Aviano trasferita nello stabilimento di Chions) stanno lottando per convincere la famiglia lombarda Sassoli a mettere a disposizione la liquidità necessaria sia per i necessari investimenti che diano un po' di futuro all'azienda sia per pagare chi ha siglato una conciliazione andando in mobilità.

SENZA FUTURO
La situazione in Lavinox sarebbe ulteriormente peggiorata dopo la prima settimana di febbraio. «Cioé dopo - come sottolinea il sindacato dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil - è stato firmato al ministero un piano che prevede l'allungamento di un anno dei contratti di solidarietà. Un piano che prevede però degli impegni da parte dell'impresa, presi anche con la Regione sul fronte della formazione dei dipendenti». Ma il problema vero dell'azienda pordenonese del Gruppo Sassoli è quello della mancanza di liquidità. «Se il gruppo industriale non metterà denaro fresco saremo costretti - sottolinea il sindacato - a vedere quella fabbrica morire giorno dopo giorno. Insomma, a spegnersi come una candela. Ed è questo che i lavoratori non vogliono». Ciò che le maestranze rimarcheranno oggi con il loro sciopero è anche il paradosso che «a fronte di richieste di commesse non vi sia la possibilità di produrre poiché manca il materiale». Una situazione che rischia di compromettere ulteriormente i rapporti con i clienti del territorio.

Davide Lisetto
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Il Gazzettino