IL PROCESSO TREVISO Aveva solo 11 anni quando nell'appartamento dei vicini, in

IL PROCESSO
TREVISO Aveva solo 11 anni quando nell'appartamento dei vicini, in cui in qualche occasione era stata ospite, le venivano fatti visionare dvd pornografici. Poi scattavano le molestie e gli abusi fisici, tra cui l'essere costretta a toccare i genitali dell'uomo che la esponeva al materiale video a luci rosse. A qualche tempo di distanza da quei fatti è iniziato il racconto di quelle cose, che al tempo le sembravano delle stranezze e che lei non voleva. A raccogliere le confidenze la mamma, che sconvolta ha subito fatto denuncia.
Questa la storia, svoltasi a Treviso nel 2011, che vede come presunta vittima una ragazzina, oggi maggiorenne, di origine moldava. L'uomo nero sarebbe invece un 38enne di origini cingalesi, finito a processo con l'accusa gravissima di violenza sessuale su minore. Con lui alla sbarra è finita anche la moglie, una connazionale di 41 anni. È accusata di favoreggiamento: ascoltata dagli inquirenti nel 2016, pur essendo stata avvisata della possibilità di potersi rifiutare di rispondere alle domande degli investigatori essendo parente dell'indagato, ha comunque voluto deporre. Un racconto che per la Procura era però infarcito di menzogne, costruite ad arte per aiutare il consorte a discolparsi e che le sono quindi valse l'accusa di favoreggiamento.
Secondo la ricostruzione dei fatti così come si ricava dalla versione dalla ragazza, confermata quando venne sentita nel corso dell'incidente probatorio svoltosi nel gennaio del 2016, il cingalese, dopo averle fatto vedere dei video pornografici l'avrebbe costretta a spogliarsi, poi l'avrebbe accarezzata e baciata facendosi toccare nelle parti intime. Un inferno di abusi durato all'incirca un mese, tra maggio e giugno del 2011.
La famiglia della vittima e i due imputati si conoscevano abbastanza bene. Ma agli investigatori la moglie del presunto orco ha raccontato di non sapere nulla di quella bambina, di non avere mai ospitato nessuno sia pur per brevi periodi nella casa in cui viveva con il marito al tempo dei fatti e persino di non aver mai avuto un televisore. Bugie, sostiene la Procura, una copertura delle responsabilità del coniuge. L'uomo, rinviato a giudizio nel giugno del 2017, si difende sostenendo che le circostanze a cui fa riferimento la vittima non si sono mai verificate e di non sapere neppure chi sia quella ragazza che oggi, a distanza di sette anni, lo accusa di averla violentata quando era ancora bambina. Ieri si è svolta l'udienza filtro del procedimento, in cui i due cittadini dello Sri Lanka sono difesi dagli avvocati Giovanni Autiero e Manule Gajo, entrambi del Foro di Treviso.
Denis Barea
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